Bancarotta imprese, il 2014 è l’anno dei record

Contraddittorio. Così può essere definito, in una parola sola, l’anno appena concluso. Lo stato di salute delle attività produttive in Italia è altalenante. A rilevarlo è Cerved, attraverso l’osservatorio periodico su procedure e chiusure di imprese. Accanto a timidi segnali di ripresa della fiducia, emergono infatti elementi di preoccupazione. 
Nel 2014 sono chiuse 104.000 aziende per i motivi più disparati (fallimenti, procedure concorsuali non fallimentari, liquidazioni volontarie). Di queste, circa 5.000 nel periodo da settembre a dicembre, registrando un +7% rispetto all’analogo periodo del 2013. Si tratta del dato peggiore dal 2001.
 
Boom dissesti, ma diminuiscono le liquidazioni volontarie
I fallimenti hanno toccato quota 15.000, segnando un deciso incremento (+11% circa), che rappresenta il record dell’ultimo decennio. 
Le procedure non fallimentari si sono invece significativamente ridotte (-16,4% rispetto al 2013). In calo anche le liquidazioni volontarie (-5,3% a fronte delle 90mila circa di due anni fa).
«Il 2014 presenta, accanto ad aspetti negativi, anche elementi incoraggianti. La crescita record dei fallimenti e le conseguenze sull’occupazione riflettono l’onda lunga della crisi, dovuta a più di sei anni di recessione e debolezza economica. D’altra parte, il calo delle liquidazioni volontarie è il termometro di un ritorno di fiducia da parte degli imprenditori che fa ben sperare per i trimestri a venire». Così commenta i dati Gianandrea De Bernardis, amministratore delegato di Cerved.
 
 

 

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