Decreto ingiuntivo: quali sono gli obblighi delle banche e quando si può fare opposizione?

Ingiunzione di pagamento. Il nome suona minaccioso, e purtroppo familiare, a molti italiani che hanno a che fare con gli istituti di credito. Spesso infatti si ricorre a questa per recuperare le somme dovute dal cliente. D’altra parte il giudice può revocare il provvedimento se manca la documentazione richiesta. 
 
Necessario dimostrare l’esistenza di un rapporto economico con il cliente
La banca deve esibire il contratto di conto corrente e tutti gli estratti conto relativi, per ottenere il pagamento del debito. Bisogna infatti certificare l’esistenza del credito e il suo ammontare. Il giudice è chiamato a controllare gli importi richiesti, le commissioni e gli interessi passivi, e verificare la legittimità delle clausole contrattuali, stabilendo se il saldo preteso è dovuto o no. 
Se l’istituto di credito non ha conservato gli estratti conto, non può giustificarsi dichiarando che può distruggerli trascorsi i 10 anni. Questi rappresentano infatti la prova del credito vantato. 
 
Come fare a opporsi a un decreto ingiuntivo?
Ricevuta la notifica del provvedimento, ci sono 40 giorni di tempo per presentare ricorso, dopodiché si procede al pignoramento dei beni. Chi vuole fare opposizione deve specificare che ci sono stati errori nel calcolo dei tassi, o che è stato vittima di usura bancaria e anatocismo. Insomma, è necessario presentare obiezioni sostanziali ed efficaci per convincere il giudice a bloccare l’ingiunzione. Solo così è possibile rimandare l’esecuzione del provvedimento, ottenendo magari condizioni di rimborso più convenienti. 
 
 
 

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