«Dopo tre mesi di sciopero della fame ho perso la salute ma non ho avuto giustizia»

«Viviamo in uno Stato che esige puntualità nel pagamento delle tasse, ma lascia trascorrere anni per pagare i fornitori, riducendoli sul lastrico». Una storia di ordinaria ingiustizia, quella che vede protagonista Emilio Missuto, 39enne imprenditore di Gela letteralmente prosciugato dalla sua battaglia per avere giustizia che, purtroppo, non si è conclusa bene. Stremato, ha deciso d’interrompere la protesta. «Sono sul lastrico ma non posso continuare, sto morendo».
L’inferno è cominciato quando il Tribunale di Gela ha decretato il fallimento della sua azienda per un “buco contributivo” di 37.000 euro. Eppure Emilio vanta un credito di un milione di euro a Carbonia «per lavori pubblici già realizzati, fatturati ma mai liquidati». Alla cifra, di per sé sostanziosa, si aggiunge la somma che gli deve il Comune di Niscemi per alcuni lavori realizzati nell’ambito del Patto Territoriale. «Ha vinto lo Stato. Ha perso la giustizia». Questa l’amara conclusione dell’uomo.
 
 

 

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