Falsificano la sua firma, e pensionata 80enne riceve cartelle per 500mila euro

Rubare l’identità di una persona è molto più facile di quanto si possa pensare. A volte non è neppure necessario utilizzare bancomat e carte di credito. Così, una pensionata ottantenne di Venezia si è vista recapitare una serie di cartelle esattoriali per circa 500mila euro. Qualcuno si era sostituito a lei, firmando con il suo nome o, più semplicemente, utilizzando sigle praticamente illeggibili. Fortunatamente, gran parte  dell’importo è ormai prescritto.
 
«La storia è cominciata nel 2015, quando la pensionata ha ricevuto un’unica notifica contenente la richiesta di pagamento di 518 mila euro per 45 cartelle non onorate tutte riferite a una tabaccheria che la donna gestiva in centro storico e che ha ceduto nel 1999. La prima richiesta di pagamento risaliva al 1988». A parlare è Carlo Garofolini, presidente dell’Adico, l’associazione dei consumatori che ha seguito il caso. 
 
Sin da subito sono emerse macroscopiche anomalie, in quanto la pensionata non aveva ricevuto né firmato nulla, in precedenza. Interpellata, Equitalia ha esibito le 45 cartelle, e da lì non c’è voluto molto per ricostruire com’erano andati i fatti. Il debito è, peraltro, sostanzialmente decaduto. Tuttavia, spiega  Garofolini, «è doveroso andare a fondo sulla questione e sarà forse necessario procedere con una querela di falso contro ignoti».
 

 

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