«Ho una moglie invalida e un figlio paraplegico. Non ci butteranno fuori casa»

Spesso i creditori non arretrano davanti a niente. Neanche davanti alla malattia. Il fattore umano sembra diventato un optional, qualcosa di facoltativo. Assolutamente irrilevante, se non addirittura fastidioso. Può riassumersi così la vicenda dell’imprenditore sardo Giuseppe Floris. Venerdì l’ufficiale giudiziario busserà alla porta di casa per sfrattare lui, la moglie invalida e il figlio paraplegico.
 
«Non gliela darò vinta». Così l’uomo. A fine anni Ottanta la sua azienda era tra le prime trenta della provincia di Oristano. Poi la crisi, e il balletto infernale ormai noto. Crediti impossibili da riscuotere, banche sorde alle richieste di dilazione, e i debiti che, piano piano, lievitano… A quel punto Floris è costretto a chiudere i battenti.
 
L’impresa comunque non è stata ancora venduta, e la prossima asta, la sesta, è prevista tra due mesi. Nel frattempo l’uomo è intenzionato a chiedere una proroga, avvalendosi di una prassi ormai consolidata. Sempre più spesso infatti, i tribunali stanno procedendo al blocco della vendita giudiziaria, quando il prezzo scende al di sotto del 50% del valore del bene.
 

 

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