Il Governo “grazia” gli istituti di credito. E intanto i correntisti si suicidano…

Il Decreto Salva-Banche miete le sue prime vittime. 
Nel silenzio generale, il 28 novembre scorso a togliersi la vita è stato un 70enne pensionato, cliente di Banca Etruria. A nulla erano serviti gli svariati sos che aveva lanciato, chiedendo di avere indietro i 110mila euro investiti nell’istituto di credito. Il tracollo di quest’ultimo ha affondato essenzialmente lui. 
 
L’uomo, residente a Civitavecchia, era correntista della filiale locale della banca da più di 50 anni, e in una lettera rivenuta nel suo personal computer aveva ricostruito i tanti, vani, tentativi di tornare in possesso dei suoi risparmi, costituiti da obbligazioni, un lingotto d’oro e contanti. L’inferno era cominciato quando Banca Etruria aveva modificato il suo profilo d’investimento, che da basso era passato ad altissimo.
 
«Il signore si era perfino detto pronto ad accontentarsi di una somma più bassa.
Inoltre l'istituto di credito gli avrebbe addirittura mandato un funzionario da Arezzo per rassicurarlo che i suoi risparmi sarebbero stati in buone mani». Così Paolo Gianlorenzo, direttore della testata online Etruria News.
 
Adusbef e Federconsumatori sono intervenute nella vicenda chiedendo al procuratore di Civitavecchia «di aprire una indagine per istigazione al suicidio. E per verificare se il decreto di Bankitalia adottato dal Governo sulla risoluzione delle quattro banche sia compatibile con le norme penali e con la Costituzione che all’articolo 47 tutela il risparmio».
 
Nel frattempo sembra che il Governo stia lavorando a un intervento correttivo, per ridurre l’impatto del Decreto Salva-Banche sui correntisti. Quello che qualcuno “teme”, però, è che questo potrebbe rappresentare un pericoloso (?) precedente per il futuro.
 
 
 

 

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