La burocrazia è nel torto ma continua perseguitarti? Hai diritto al risarcimento

Equitalia a volte è come un ex trasformatosi in stalker. T’insegue, ti bracca, ti toglie il sonno. La faccenda, già angosciante di per sé, ha perfino ulteriori margini di peggioramento. Un esempio su tutti: i famigerati scambi di persona. Un’omonimia può fare la fortuna … o precipitarvi all’inferno. È successo a Luigi, nativo della Campania ma emigrato in Belgio da ormai 40 anni. Ciononostante, l’Agenzia di Riscossione sembra non volersi rassegnare al necessario “divorzio” dal contribuente, e imperterrita continua a notificargli bollette e cartelle esattoriali, direttamente al suo nuovo indirizzo. Incredibile come, a volte, le distanze geografiche vengano azzerate in un lampo.
 
Ora che l’uomo ha scoperto cosa c’era all’origine di tutto potrebbe però rivalersi sullo Stato italiano. La sentenza n. 3284/2015 emessa dalla Commissione Tributaria Regionale di Roma va infatti in suo soccorso. Questa sancisce infatti che, quando Equitalia o l’Agenzia delle Entrate restano sorde alle richieste del cittadino e mantengono la propria linea di comportamento, nonostante sia palesemente errata, devono rimborsarlo delle spese derivanti il processo intrapreso. 
 
Peraltro, per far scattare il diritto al risarcimento del contribuente, è sufficiente che l’Agenzia di Riscossione o quella delle Entrate abbiano agito con scarsa attenzione e con negligenza. Non è quindi necessario vi sia dolo, ovvero l’effettiva intenzione di provocare un danno.
 

 

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