Mutui, se sparisce il notaio chi difende il cittadino dalle banche?

Tutto cambia, perché niente cambi. Questa, in breve, la sensazione che suscita il DDL Concorrenza targato Renzi. Molto discusso in questi giorni, è stato presentato come strumento per combattere l’influenza di lobby e gruppi di pressione. Tuttavia, i contenuti contrastano con gli intenti dichiarati. In particolar modo per quel che riguarda il settore immobiliare. Vediamo perché.
 
Due sono le norme che potrebbero rafforzare la posizione delle banche in materia di compravendite. La prima prevede l’ingresso di soci di capitale in società tra professionisti. La seconda autorizza 240.000 avvocati a svolgere una serie di attività (donazioni, mutui), senza essere preventivamente passati da un concorso pubblico.
 
L’intera procedura burocratica sarà seguita da società ad hoc pagate dal consumatore. La figura del notaio, chiamato a garantire trasparenza e imparzialità, verrà quindi eliminata. In sua assenza, non ci sarà più nessuno a colmare «l’eventuale squilibrio tra un potere contrattuale più forte e uno più debole», ha spiegato Gabriele Noto (vicepresidente del Consiglio nazionale del notariato) a Giovanni Bucchi in un articolo pubblicato su Formiche.net. «Addio efficienza del mercato, e a rimetterci saranno i cittadini più vulnerabili».
 
Si delinea così uno scenario monopolizzato dagli istituti di credito. Questi, in virtù della posizione dominante, potranno gestire a loro piacimento il mercato immobiliare, anche “forzando la mano” al consumatore. A conferma di tale ipotesi arriva una notizia, diffusa da Dagospia, secondo cui Unicredit e Intesa San Paolo avrebbero recentemente consolidato il loro “braccio immobiliare”.
 

 

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