Paola Gugliotta: «lo Stato non mi lasci sola nella lotta contro l’usura e la malattia»

Dignità e coraggio. Si può riassumere così, in due parole, la storia di Paola Gugliotta, imprenditrice ragusana con cui la vita non è stata generosa. Stritolata dal racket, si è poi ammalata di cancro e oggi è sul punto di perdere sia la casa che l’impresa frutto di anni di fatica. Entrambe infatti potrebbero finire all’asta a breve. 
 
Insieme al  marito rileva e rinnova la falegnameria di famiglia. Quindi il trasferimento nel capannone dell’Asi, finché l’uomo si ammala. Cominciano i problemi economici. C’è un mutuo da pagare, e così Paola e i suoi cadono vittima degli usurai. Inizia un walzer infernale fatto di intimidazioni e ricatti, riferiti all’attività professionale ma anche alla sfera privata. Per anni la donna è costretta a scortare i figli fin dentro l’aula scolastica. Nessuno capisce la tragedia che, silenziosa, si sta preparando. 
 
Nel 2010 i due decidono di denunciare quanto sta accadendo alle forze di polizia, riuscendo a far arrestare i propri aguzzini. Sembra arrivato il momento di ricominciare a respirare, se non fosse che lo Stato e le associazioni antiracket non li sostengono come dovrebbero. Tuttavia, pur con i pochi soldi racimolati, Paola e il marito riescono a far ripartire l’azienda. Finché non si presenta all’orizzonte un altro problema: la donna si ammala di cancro. Intanto, in questi giorni, è prevista l’apertura delle buste per le offerte sull’azienda e sulla casa. 
 
«Sono stati anni veramente difficili per tutti noi, lo sono ancora. Io non riesco più a guardare le persone negli occhi perché tutto quello che mi è accaduto giorno dopo giorno mi ha fatto sentire una persona senza dignità. Questa è senz’altro la punizione peggiore. Ti spogli di ogni tuo bene materiale giorno dopo giorno e ogni giorno qualcosa in te muore e tu lo sacrifichi senza accorgertene. Convivi con le minacce come gli altri lo fanno con il lavoro, con la famiglia e con i figli. Cerchi di avere delle speranze ma ogni giorno ne perdi qualcuna e i tuoi occhi si spengono sempre di più».
 

 

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