Stilista chiede i danni a Bankitalia per erronea iscrizione in Centrale Rischi

La burocrazia può essere spietata. Se il meccanismo s’inceppa infatti, a farne le spese sono vittime inconsapevoli, stritolate da ingranaggi che, una volta innescati, è difficile fermare. Stavolta a farne le spese è stato il celebre stilista Michele Rossi, titolare della Michele Rossi srl, erroneamente iscritto in Centrale Rischi in qualità di socio di un’azienda milanese in sofferenza con cui non aveva alcun legame. La causa della clamorosa svista sarebbe stato un errore informatico nel database di Banca d’Italia.

Ma facciamo un passo indietro. Per Rossi l’incubo è iniziato a marzo scorso, quando viene contattato da una banca che lo informa che l’azienda è stata inserita in Centrale Rischi in quando collegata a una società in condizioni finanziarie critiche, che ne peggiora considerevolmente il rating. Lo stilista scrive a Banca d’Italia per comunicare di non avere alcun rapporto con la società in questione, e allega a mo’ di prova la visura camerale. Teoricamente la vicenda si sarebbe dovuta chiudere qui.  «Per me la questione era risolta, invece a luglio la mia ditta è improvvisamente precipitata in sofferenza verso le banche nonostante avesse raddoppiato il proprio fatturato e allargato i canali di distribuzione: alla richiesta di nuovi affidamenti ci veniva risposto ‘picche’ dagli istituti di credito e così è emerso che l’errore nella banca dati non era stato corretto».

Così, l’impresa è costretta a rinunciare a un investimento pubblicitario di 400.000 euro e all’apertura di una catena di saloni all’estero. «Abbiamo rischiato il fallimento —racconta Rossi— con un danno non da poco visto che abbiamo dovuto stoppare tutte le azioni di espansione, i cui tempi sono dettati da specifiche situazioni, in primis l’andamento delle ultime due stagioni dopo qualche anno dalla nascita del marchio. Adesso dovremo aspettare di rivedere i risultati della prossima estate per decidere di rilanciare il brand ma questo comporterà certamente un ritardo di un anno perché tutto questo non potrà essere fatto prima del gennaio 2016». E intanto l’imprenditore ha avviato una causa contro Banca d’Italia per vedersi risarcite, spiega l’avvocato Antonio Rovini, «lo stress psicologico ed emotivo» subito, e il relativo danno di immagine.

 

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Banca indagata per usura dopo illegittima iscrizione azienda in Centrale Rischi
 

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