Suicida commercialista romano: strangolato dalle cartelle esattoriali e dagli usurai?

«Non aprire la porta, chiama qualcuno, le risposte che cerchi le trovi nel cassetto della scrivania». Se n’è andato così Pietro G., 67enne commercialista romano. Dignitosamente, silenziosamente. Con pudore, in un certo senso. Ha lasciato che fosse il biglietto destinato alla segretaria a far trasparire, tra le righe, il dramma di cui era vittima.
 
All’origine dei problemi dell’uomo, i debiti con Equitalia. Gli sarebbero serviti 500mila euro per ripianarli. Che si fosse rivolto, in preda alla disperazione, a un gruppo di usurai?
 
«Ero all’oscuro dei problemi economici» ha dichiarato la moglie. «Il mio capo non aveva dato nessun segnale di essere cosi disperato», ha rincarato la dose la segretaria.
 

 

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