Vuoi trasformare il tuo sogno in lavoro? Molla tutto e riparti da zero

La distanza tra i sogni e la realtà si può misurare in tanti modi. Può essere un sentiero lungo e avventuroso ma affascinante, una campagna di rovi, o magari una strada piena di buche da rattoppare. Sta a noi decidere … se non permettiamo alla pigrizia e al conformismo di guidare la nostra vita. Oggi vi raccontiamo una storia di (stra)ordinario coraggio. Quella dell’imprenditore Ali Mese.

«Una vita stipata in un bagaglio. Una vita da consulente in cui ti perdi tutto e tutti, tranne i fogli di calcolo Excel». Così Ali Mese riassume la sua vita prima del “grande salto”, il momento in cui ha capito che la strada per la felicità passava, necessariamente, attraverso “l’ascolto” dei suoi desideri, e non quelli altrui.

«Una vita sontuosa da uomo d’affari, per la quale ci hanno addestrato a essere schiavi perfetti nelle scuole per futuri uomini d’affari dove abbiamo conseguito la laurea che ci rende tanto orgogliosi». Ma qualcosa mancava. Il tempo di godersi i guadagni, e i mille luoghi diversi “toccati” per  lavoro. Praticamente impossibile anche solo ritagliarsi lo spazio (mentale) di un pranzo in santa pace. Una vita in affanno costante, trascorsa a rincorrere traguardi sempre più alti.

Da qui la decisione di azzerare tutto. Fare “silenzio” nei pensieri, e lasciar parlare i propri sogni.

«Lascio il lavoro. Voglio avviare una mia attività».

Non tutti però hanno voglia di sentire. Neppure i genitori, per quanto sembri assurdo.

«Mamma, io odio questo lavoro. Tutti quei consulenti che fingono di essere felici si imbottiscono di antidepressivi. Dormo solo tre o quattro ore a notte. Tutti i benefit che l’azienda mi ha promesso non esistono. Hai presente il sontuoso albergo a cinque stelle? Lavoro quasi venti ore al giorno, e nemmeno mi piace. La sontuosa colazione? Non abbiamo mai tempo di sederci a tavola. I sontuosi pranzi e cene? Mangiamo solo un panino davanti ai nostri fogli Excel».

E anche gli amici faticano a capire.

«Ho detto a tutti che avevo appena lasciato il lavoro per avviare la startup dei miei sogni. Alcuni amici smisero poco a poco di frequentarmi, forse perché pensavano che ci fosse qualcosa di sbagliato in me, dato che avevo lasciato ben due lavori “sontuosi” in breve tempo.

Altri mi diedero il loro sostegno, ma il mio rapporto con loro si incrinò lo stesso».

L’ansia da prestazione è alta, e la pressione cresce.

«Fino al giorno in cui ho capito che a nessuno fregava niente di me, quindi perché dovevo dare tanta importanza agli altri?

L’attenzione che gli altri ti riservano si limita a un’occhiata al tuo status in Facebook: qualche secondo e non di più. Nel 2014 nessuno ha tempo di curarsi degli altri in un mondo così affollato e chiassoso.

Se dai troppo peso all’opinione degli altri, sprechi il tuo tempo cercando di dimostrare che hai successo, invece di concentrarti sulla tua attività.

Fatti la tua vita. Io ho esitato fin troppo, prima di crearmi la mia».

Perché, come  ci ricorda Tony Gaskin, «se non costruisci il tuo sogno, qualcuno ti ingaggerà per aiutarlo a costruire il suo».

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