L’azienda è sana? La banca potrebbe comunque revocarti il fido all’improvviso…

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In un mondo che funziona la storia di Toni Costalunga, 70enne imprenditore vicentino, sarebbe stata una di quelle che si guadagna di diritto il lieto fine. Forte di quel mix tra caparbietà, ingegno e passione che dovrebbe essere tratto distintivo di chi dirige un’azienda, era infatti riuscito a risollevarsi dalle sabbie mobili della crisi che lo aveva martoriato tra il 2008 e il 2012. 
 
Nel 2011, durante il periodo forse più buio, era arrivata anche l’iscrizione in Centrale Rischi, ma Toni Costalunga era andato avanti con tenacia e stringendo i denti. Taglio dei costi e individuazione di nuovi clienti avevano quindi reso possibile l’inizio di una lunga fase di ripresa sostanzialmente mai interrotta fino a qualche settimana fa. 
 
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Il quadro cambia però bruscamente l’11 settembre scorso, quando Toni Costalunga e il suo collaboratore scoprono che Veneto Banca, presso cui avevano un fido di 70mila euro, ha “chiuso i rubinetti” del credito in modo pressoché definitivo. A nulla è servito che l’azienda sia stata per l’istituto cliente esemplare e ineccepibile, puntuale e affidabile a ogni scadenza negli ultimi cinque anni. 
 
Com’è stato possibile un rovesciamento di situazione tanto repentino quanto potenzialmente nefasto? All’origine di tutto c’è il “salvataggio” di Veneto Banca e Popolare di Vicenza da parte di Banca Intesa. Quest’ultimo ha infatti acquisito la parte sana dei due istituti lasciando alla gestione statale la bad bank, in cui è confluito anche il fido di Toni Costalunga, tagliato sulla spinta della necessità di far cassa, rapidamente e senza particolari distinguo. 
 
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Quando Toni Costalunga ha sollevato perplessità circa le discutibili modalità con cui era venuto a conoscenza del provvedimento, Veneto Banca ha replicato di esser stata, a sua volta, informata dell’accaduto a cose fatte, e di non avere alcun potere in merito. Nessuno, insomma, si è chiesto come avrebbe fatto l’imprenditore a onorare gli impegni presi con fornitori e dipendenti, ed evitare, ancora una volta con sforzo considerevole, di compromettere “salute” e reputazione dell’azienda. 
 
 
Per fortuna dopo anni di fatturato in attivo la nostra situazione finanziaria è decisamente stabile, tanto che ormai non utilizzavamo neanche più per intero il fido. Questo ci ha permesso di far fronte in autonomia agli impegni presi con i nostri interlocutori, tuttavia non posso fare a meno di chiedermi: cosa sarebbe successo se al posto nostro si fosse trovata un’impresa con un bilancio meno florido?”.
 
Il quesito posto da Toni Costalunga suggerisce un dibattito anche, etico, di non facile soluzione, oltre a dimostrare, una volta di più, che gli scenari finanziari in cui sono costretti a muoversi i piccoli e medi imprenditori hanno un che di inquietante e minaccioso. E la cronaca si è rivelata impietosa nel raccontare quello che succede quando la liquidità non c’è, o la disperazione lievita oltre i limiti di guardia…
 
La redazione
 
 


 
 
 
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