Quello che devi sapere se stai pensando di rottamare i tuoi debiti

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Ci siamo. La definizione agevolata arriva al rush finale. Migliaia di italiani hanno fatto richiesta, sperando di vedere alleggerita la propria posizione nei confronti del Fisco. 

Eppure, alcuni aspetti del provvedimento hanno suscitato perplessità da parte degli addetti ai lavori

Uno di loro, l’avvocato Franco Muratori, esperto in materia fiscale, è stato intervistato da Adnkronos. Ecco gli elementi che ha evidenziato.

La definizione è davvero agevolata solo per debiti di modesta entità

Partendo da questa considerazione risulta chiaro che aderire alla misura, ovvero cominciare a pagare, ha senso solo se gli importi sono sostenibili in relazione al proprio bilancio familiare, e si ha quindi la certezza di poter onorare tutte le rate. 

A tal proposito bisogna ricordare che il tempo massimo di cui dispone il contribuente per estinguere il debito sono 14 mesi e cinque scadenze. Il 60% del totale va sborsato nei primi tre mesi.

Anche un mancato o ritardato versamento comporta il decadimento dalla rottamazione e il ripristino del credito originario dell’Ente di Riscossione. Il provvedimento è in grado di incidere significativamente sulla condizione economica del contribuente solo se l’importo complessivo da saldare è contenuto, al netto di sanzioni e interessi di mora decurtati.

Il paradosso dei debiti più “vecchi”

Se le pendenze risalgono agli anni intorno al 2000 potrebbero determinare una situazione contraddittoria. Infatti solitamente in questi casi la definizione agevolata si rivela conveniente, ma contestualmente potrebbe già essere intervenuta la prescrizione.

Non sono rari, a oggi, i casi in cui Equitalia ha effettuato proposte di rottamazione riguardanti posizioni ormai estinte e ciò perché sono mancate verifiche a monte. (Ne avevamo parlato qui)

Rottamazione tradizionale: cos’è e quando conviene

giustiziaIl contribuente può chiedere di pagare in tranche il proprio debito nei confronti dell’Agenzia di Riscossione se sta attraversando una situazione finanziaria critica (rateazione ordinaria in massimo 72 rate mensili), o se i problemi economici esulano dalla propria volontà e hanno a che fare con il contesto in cui opera (rateazione straordinaria: fino a 120 rate mensili).

Chi rottama può comunque avvalersi della possibilità di presentare successivamente ricorso, compatibilmente con i termini indicati dalla legge. Questo perché la Cassazione, con sentenza n. 3347/2017, ha stabilito che “spezzettare” in più soluzioni un debito non equivale ad ammettere lo stesso. Infatti la dilazione può essere stata richiesta per ovviare al fermo dell’auto e procedere con calma all’impugnazione.

Per quanto riguarda il blocco amministrativo del veicolo, per tornare a circolare è sufficiente esibire la ricevuta del primo versamento allo sportello dell’Agenzia di Riscossione, e portare al PRA la quietanza rilasciata. Il fermo sarà comunque cancellato solo dopo che il debito verrà integralmente estinto.

Anche un eventuale pignoramento in corso è “congelato” a seguito del versamento della prima tranche; d’altra parte, in caso di procedura presso terzi non è più possibile far nulla in caso sia già pervenuta la dichiarazione del terzo pignorato.

Quali sono gli svantaggi se rottami?

Rateizzare non annulla l’ipoteca già iscritta. Questa infatti viene cancellata solo dopo aver pagato integralmente il debito. Inoltre, dilazionare significa doversi accollare anche gli interessi legali, che in genere sono una voce cospicua.

Per concludere, si pone il problema dei termini di prescrizione. Chiedendo di poter beneficiare della rottamazione questi vengono interrotti? Secondo la Corte di Appello di Roma sì, e questo significa che, in caso il contribuente dopo aver ottenuto la dilazione si accorga che il debito era “scaduto”, non potrà più far valere questa motivazione. 

da redazione



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