Annullato credito Equitalia. Tardiva risposta a istanza del contribuente

La burocrazia ci ha abituato a situazioni dominate dal principio “due pesi e due misure”.  Mancanze o sviste, anche irrilevanti, da parte del contribuente, vengono punite in modo inflessibile, se ciò è necessario a garantire diritti e prerogative della pubblica amministrazione. Altrettanto rigore, purtroppo, non viene applicato da essa quando si tratta di doveri. La buona notizia è che, sempre più spesso, i giudici intervengono per tutelare i privati. L’ultima pronuncia in ordine di tempo che segue questa direzione, proviene dalla Commissione Tributaria Regionale della Lombardia, e si inserisce nel solco tracciato dalla Commissione Tributaria Provinciale di Milano. 
La sentenza in oggetto ha cancellato il debito di un contribuente a seguito della mancata risposta di Equitalia alla comunicazione che illustrava i motivi di illegittimità della pretesa creditoria. Tutto era cominciato con la ricezione di una serie di atti esattoriali, successivamente contestati secondo i modi previsti dalla legge. 
Per tutta risposta l’Agenzia, piuttosto che “congelare” la procedura riscossiva e svolgere gli accertamenti richiesti, inoltrava comunicazione di ipoteca. A quel punto il cittadino aveva impugnato l’atto, precisando che il credito era nel frattempo decaduto, in quanto la missiva era rimasta inevasa per più dei 220 giorni previsti dalla legge. Come ricordato dai giudici milanesi, infatti, la risposta di Equitalia era arrivata solo il 17 dicembre 2014, a fronte di un’istanza depositata il 9 ottobre dell’anno precedente. 
Definizione agevolata: più tempo per liquidare il debito?
Nel frattempo, a Montecitorio si continua a lavorare sulla manovra correttiva. Il Decreto Legge 50/2017 sarà infatti convertito a breve, e quindi in questi giorni vengono presentati una serie di emendamenti atti a correggerlo da parte dei vari gruppi parlamentari. Le proposte avanzate in materia fiscale sono molto varie, ma alcune stanno acquisendo un rilievo particolare: tra queste quella che prevede l’estensione del numero di rate necessarie a estinguere l’importo dovuto ad Equitalia. 
Il regime previsto, in termini di definizione agevolata, potrebbe infatti non rivelarsi effettivamente sostenibile per i contribuenti. Se non cambieranno le regole fissate in precedenza, gli 800mila contribuenti che hanno aderito dovranno saldare l’importo calcolato dall’Agenzia di Riscossione in un’unica tranche, da versare entro fine luglio, o con un massimo di cinque, da estinguere entro settembre 2018. Peraltro, nell’eventualità si smettesse di pagare dopo la prima rata, si decadrebbe dal beneficio. 

Annulla credito Equitalia 

Annullamento_credito_Equitalia

La burocrazia ci ha abituato a situazioni dominate dal principio “due pesi e due misure”
 
Mancanze o sviste, anche irrilevanti, da parte del contribuente, vengono punite in modo inflessibile, se ciò è necessario a garantire diritti e prerogative della pubblica amministrazione.Altrettanto rigore, purtroppo, non viene applicato da essa quando si tratta di doveri.
 
La buona notizia è che, sempre più spesso, i giudici intervengono per tutelare i privati. L’ultima pronuncia in ordine di tempo che segue questa direzione, proviene dalla Commissione Tributaria Regionale della Lombardia, e si inserisce nel solco tracciato dalla Commissione Tributaria Provinciale di Milano. 
 

La sentenza in oggetto ha cancellato il debito di un contribuente

A seguito della mancata risposta di Equitalia alla comunicazione che illustrava i motivi di illegittimità della pretesa creditoria. Tutto era cominciato con la ricezione di una serie di atti esattoriali, successivamente contestati secondo i modi previsti dalla legge. 
 
Per tutta risposta l’Agenzia, piuttosto che “congelare” la procedura riscossiva e svolgere gli accertamenti richiesti, inoltrava comunicazione di ipoteca. A quel punto il cittadino aveva impugnato l’atto, precisando che il credito era nel frattempo decaduto, in quanto la missiva era rimasta inevasa per più dei 220 giorni previsti dalla legge. Come ricordato dai giudici milanesi, infatti, la risposta di Equitalia era arrivata solo il 17 dicembre 2014, a fronte di un’istanza depositata il 9 ottobre dell’anno precedente. 
 

Definizione agevolata: più tempo per liquidare il debito?

Nel frattempo, a Montecitorio si continua a lavorare sulla manovra correttiva. Il Decreto Legge 50/2017 sarà infatti convertito a breve, e quindi in questi giorni vengono presentati una serie di emendamenti atti a correggerlo da parte dei vari gruppi parlamentari.
 
Le proposte avanzate in materia fiscale sono molto varie, ma alcune stanno acquisendo un rilievo particolare: tra queste quella che prevede l’estensione del numero di rate necessarie a estinguere l’importo dovuto ad Equitalia
 
Il regime previsto, in termini di definizione agevolata, potrebbe infatti non rivelarsi effettivamente sostenibile per i contribuenti. 
 
Se non cambieranno le regole fissate in precedenza, gli 800mila contribuenti che hanno aderito dovranno saldare l’importo calcolato dall’Agenzia di Riscossione in un’unica tranche, da versare entro fine luglio, o con un massimo di cinque, da estinguere entro settembre 2018. Peraltro, nell’eventualità si smettesse di pagare dopo la prima rata, si decadrebbe dal beneficio. 
 
da redazione