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Dalla CTR di Palermo importanti sentenze in materia di notifica delle cartelle esattoriali

No avviso bonario? No debito

Notifica-avviso-bonarioQuesto, in breve, è il messaggio contenuto nella sentenza 3074/4/17 emessa dalla Commissione Tributaria di Palermo (Sezione Staccata di Siracusa), e resa nota qualche ora fa dal Sole 24 Ore.

Dunque, se la cartella non è stata preceduta da un avviso di conciliazione risulta nulla.

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Di cosa parliamo quando parliamo di avviso bonario?

Si tratta di un documento che l’Agenzia delle Entrate deve inviare al contribuente a seguito di un monitoraggio della sua dichiarazione dei redditi da cui siano emerse anomalie e irregolarità. Tramite avviso bonario si comunica dunque, tra le altre cose, il mancato versamento di imposte e/o contributi.

Entro un mese dalla notifica dell’avviso di conciliazione, strumento preventivo rispetto all’iscrizione a ruolo, il cittadino può integrare e/o correggere le informazioni prodotte dall’Agenzia delle Entrate. In tale arco di tempo è necessario presentare tutta la documentazione finalizzata a motivare la propria istanza e/o saldare l’importo dovuto.

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La vicenda da cui ha tratto origine la pronuncia della Commissione Tributaria

Tutto è partito dalla contestazione di un avviso di pagamento inerente imposte e sanzioni risalenti al 2010 davanti alla Commissione Tributaria Provinciale di Ragusa.

Questa aveva annullato solo le sanzioni, e quindi il cittadino si è rivolto alla Commissione Tributaria Regionale, che ha cancellato integralmente la cartella esattoriale.

La stessa CTR si è peraltro pronunciata circa la notifica di un ricorso tributario a mezzo servizio postale privato. La sentenza 510/2/2018 ha stabilito che non fosse possibile avvalersi di tale strumento prima del 10 settembre 2017.

La vicenda era scaturita da una cartella relativa al 2005 rispetto alla quale il contribuente aveva fatto ricorso inoltrando a comunicazione tramite vettore privato e consegna a mano all’Agenzia delle Entrate.

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La redazione

 


 

 

Segnalazione a cattivo pagatore: da Belluno decisiva ordinanza

L’iscrizione in Centrale Rischi pesa come un macigno sul presente e futuro 

Ordinanza-Centrale-Rischi-Belluno

Per questo il provvedimento deve essere attentamente ponderato dall’istituto di credito. Nei giorni scorsi una società veneta di Belluno ha visto riconosciute le proprie ragioni nei confronti di una banca rea di aver agito in tutta fretta anni fa.

Chiedi chiarimenti sui tassi pagati? La controparte potrebbe giocare su due tavoli

Nel 2013 la società, operante nel settore immobiliare, decide di approfondare la questione legata alle rate del mutuo. Così, commissiona una perizia sugli interessi versati, ed emerge che gli stessi sono talmente alti da sforare la soglia d’usura.

Si interrompono quindi i pagamenti alla banca finchè le parti non giungono a un accordo. Nel frattempo però è già partita l’iscrizione in Centrale Rischi…e la relativa discesa agli inferi della società, messa praticamente con le spalle al muro dall’atteggiamento ostile e discriminatorio di tutti gli istituti di credito.

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Finchè interviene il Collegio del Tribunale di Belluno…

Questo accoglie l’istanza della società stabilendo che l’iscrizione in Centrale Rischi vada rimossa con effetto retroattivo. In pratica, sarà come se non ci fosse mai stata. Nel frattempo dovrà essere determinato l’ammontare del danno patrimoniale e non patrimoniale, per stabilire il relativo risarcimento.

Il Collegio del Tribunale di Belluno ha inoltre spiegato qual è l’iter che deve seguire la banca prima di procedere alla segnalazione. In fase preventiva è diritto del debitore essere avvisato, in modo da essere concretamente in grado di scongiurare la severa misura.

Peraltro, il ritardo nei pagamenti rappresenta condizione necessaria  ma non sufficiente all’iscrizione in Centrale Rischi, e va quindi accompagnato dall’analisi dettagliata della situazione economica del soggetto debitore. In tale sede è necessario valutare parametri quali la liquidità e l’esistenza di eventuali protesti, accertando che l’impossibilità di onorare le rate sia strutturale, e cioè non reversibile nel medio-lungo periodo.

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La redazione

 


 

 

Silvio Buttiglione: la solidarietà della Rete contro la roulette russa delle aste

Maggio continua a essere un mese contraddittorio per l’ex imprenditore

Silvio-ButtiglioneL’inizio della fine, per lui, è stata la revoca di un fido da 50mila euro da parte della sua banca. Decisione, questa, che ha innescato un massacrante effetto domino lungo undici anni, scandito anche da gesti eclatanti, quali tentativi di suicidio e il proposito di vendere i propri organi.

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“Da Equitalia ad AER, la mia via crucis”

Nei prossimi 40 giorni potrebbe decidersi il futuro di Silvio Buttiglione, in quanto è alle porte l’ultimo tentativo di vendita all’asta della sua casa. La procedura di liquidazione era stata precedentemente congelata per due anni, ma il sollievo temporaneo non ha cambiato nella sostanza i termini della questione.

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Come iene che gironzolano intorno alla carcassa di una gazzella...

Via via che si avvicina l’asta del 18 maggio, un numero crescente di potenziali acquirenti chiede di vedere la casa, che ovviamente fa gola, anche in considerazione del fatto che il prezzo si è praticamente dimezzato, passando da 250mila a 109mila euro. Per l’ex imprenditore originario della Puglia, quindi, all’angoscia derivante dalla consapevolezza di potersi ritrovare a breve senza un tetto sulla testa, si somma il senso di violazione, di intrusione nella propria privacy. Emozioni inevitabili quando degli sconosciuti scrutano con occhio interessato e a tratti avido lo spazio in cui per decenni si è svolta la propria vita.

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Che succede se la banca ti revoca il fido?

 

Quattro anni fa la mobilitazione del Movimento Cinque Stelle

Nel maggio 2014 Beppe Grillo, Luigi Di Maio e un migliaio di attivisti presenziarono al tentativo di vendita all’asta dell’immobile, fornendo un robusto sostegno psicologico e sprone a Silvio Buttiglione. Si parlò a lungo della vicenda, sia a livello locale che nazionale, e questo tenne lontani, per un certo periodo, gli aspiranti acquirenti della casa. Ora però la “processione” è ripresa, e l’ex imprenditore spera di poter riacquistare l’immobile utilizzando i soldi messi insieme dalla raccolta fondi partita nelle scorse settimane, a seguito del suo appello lanciato su Facebook.

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La redazione 

 


 

 
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