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Bollo auto e fermo amministrativo

Ogni giorno un automobilista si sveglia, e sa che deve pagare il dispendioso tributo

Fermo-amministrativoNon importa quanti chilometri percorra ogni giorno con il veicolo. L’imposta deve essere inderogabilmente pagata anche se il tragitto quotidiano è solo di pochi metri.

Il bollo costituisce un’imposta regionale; sono quindi i singoli enti locali a fissarne l’ammontare, le modalità di versamento ed eventuali esenzioni. A tal proposito abbiamo fatto chiarezza su alcune recenti fake news qui.

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Rischio il fermo amministrativo se non pago il bollo?

La risposta è sì, ma la buona notizia è che il provvedimento non si concretizza immediatamente. Hai quindi tempo per regolarizzare la tua posizione debitoria, e scongiurare conseguenze più gravi.

In prima battuta, infatti, AER o la Regione in cui vivi ti recapita un avviso di accertamento per comunicarti il mancato pagamento del tributo. Le opzioni disponibili, a questo punto, sono due: saldare il debito originario maggiorato degli interessi di mora, evadere il bollo e andare incontro all’iscrizione a ruolo.

Parte, a questo punto, la cartella esattoriale: la somma da pagare, intanto, è cresciuta ancora per gli aggiuntivi interessi di mora che si sono “sedimentati”. Puoi saldare il debito entro un mese, e chiudere la partita, o ricevere il preavviso di fermo. A questo può seguire, in alcuni casi, il pignoramento di beni mobili e immobili e di stipendio o pensione.

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Cancellazione-bollo-autoAi costi inerenti il carburante, la carrozzeria e il motore si aggiungono infatti due elementi unanimemente detestati: assicurazione e bollo. Ciclicamente viene rimessa in discussione la natura di questa tassa, percepita come ingiusta in quanto correlata al mero possesso del veicolo. In molti auspicano quindi una modifica dei criteri di calcolo volta a introdurre fattori quali l’effettivo utilizzo, e l’impatto inquinante.

C’è un solo modo per sottrarsi legalmente al pagamento del bollo: la cancellazione del veicolo dal database della Motorizzazione Civile, e del Pubblico Registro Automobilistico.

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In quali casi avviene la radiazione?

La procedura si effettua in concomitanza alla distruzione fisica dell’auto, o al suo trasferimento all’estero. Il proprietario riceve in seguito un certificato ad hoc, che deve essere conservato come prova da presentare ad Agenzia delle Entrate Riscossione in caso di contestazione di mancati pagamenti.

Il bollo auto è destinato a sparire a breve?

Nelle ultime settimane si sono diffuse notizie inesatte in tal senso, che hanno determinato in molti automobilisti un ottimismo e un’euforia immotivati. Proviamo a fare il punto.

A luglio Luigi Di Maio aveva dichiarato, durante un’intervista, che il Governo stava studiando i margini di copertura ai fini della cancellazione del tributo, o perlomeno, di un suo drastico taglio. Ben presto, però, è emerso con chiarezza che tale progetto fosse ben superiore alle risorse a disposizione. Il bollo auto, infatti, vale allo Stato entrate annue pari a circa 6,5 miliardi di euro.

Contestualmente è stata interpretata in modo inesatto la sentenza n.122/2019 della Corte Costituzionale. Questa infatti si è limitata a concedere alle Regioni la possibilità di prevedere esenzioni fiscali in casi particolari. A condizione, però, che la pressione sui contribuenti non superi il tetto previsto dalle leggi dello Stato.

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Aveva ragione, ma in 5 anni il debito è aumentato di 100 volte

Problema: un automobilista riceve una multa di circa 160 euro

Multe-annullateIn base a quale formula, dopo 5 anni, l’Agenzia delle Entrate Riscossione gli chiederà di pagare 10mila euro? I suoi legali sono impegnati a far luce, ma dichiarano, senza mezze misure, che il debito è inesistente. Un ricorso, infatti, gli aveva già dato ragione…

La tragicomica vicenda è accaduta a Bisuschio, in provincia di Varese.

Nel 2014 il figlio del proprietario del veicolo ha un sinistro, e viene rilevata un’infrazione al Codice della Strada. Il giovane avrebbe dovuto rispettare le indicazioni presenti a un incrocio. La conseguente sanzione viene contestata con successo dal genitore ma, ciononostante, la burocrazia, in modo automatico e implacabile, va avanti.

Così, tre anni fa l’uomo riceve la prima cartella esattoriale, si reca in Questura per chiedere spiegazioni e l’equivoco sembrerebbe risolto. Invece no, durante i mesi seguenti gli avvisi di pagamento si susseguono frenetici, e la somma da pagare lievita. Fino ad arrivare, recentemente, a 10mila euro. La parola spetta adesso ad Agenzia delle Entrate Riscossione, sperando che settembre, come una buona dormita, la riconduca a più miti consigli.

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