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Quando puoi usufruire della sospensione dell’assicurazione

Non userai per qualche mese la macchina e ti stai chiedendo se c’è un modo per ridurre le spese della Rc Auto?

Sospensione-Rc-AutoLa domanda è lecita…e la risposta è affermativa. Per risparmiare, infatti, puoi ricorrere alla sospensione, procedura che consente di bloccare la copertura assicurativa annuale per un arco di tempo definito, riattivandola in seguito.

È uno strumento, questo, di cui spesso si servono i proprietari di veicoli utilizzati in determinati periodi dell’anno, come le moto. Tuttavia anche chi ha un’auto può avvalersene.

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Quando conviene “congelare” la Rc?

Sicuramente se sai che per più mesi consecutivi sarai impossibilitato, per i motivi più disparati, a circolare con la macchina. In tal caso è necessario parcheggiare in un’area chiusa custodita, per evitare di incappare in multe.

Qual è la procedura da seguire?

Devi consegnare alla compagnia assicurativa apposita comunicazione (a mano, via fax o per mail, se possibile), e indicare la data d’inizio e fine del periodo di sospensione.

La riattivazione della polizza, che può essere automatica o comportare una richiesta ad hoc, ha in ogni caso un costo. Generalmente la cifra da pagare è compresa tra 20 e 30 euro.

La UE contro la sospensione della Rc Auto

A settembre 2018 la Corte di Giustizia ha stabilito che, se un veicolo è immatricolato e può circolare, non deve mai essere sprovvisto di copertura assicurativa, neanche se è parcheggiato in un’area chiusa custodita. La pronuncia è scaturita da una vicenda avvenuta in Portogallo, ma ad oggi l’Italia non è stata obbligata a implementare la direttiva emessa dalla Ue. Dunque, per il momento gli automobilisti possono ancora usufruire della procedura.

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La cartella esattoriale destinata a te è finita in altre mani?

Firme-false-cartelleOttenere l’annullamento del relativo debito potrebbe essere complicato…e richiedere più volte l’intervento del giudice. Ne sa qualcosa un’imprenditrice lombarda che, pur avendo dimostrato che la firma sugli atti destinati a lei era falsa, ha dovuto lottare a lungo, per veder riconoscere i suoi diritti.

Nel luglio 2017 il Tribunale di Milano aveva specificato che a ricevere le cartelle erano state terze persone; la donna a quel punto aveva sperato che tramite autotutela avrebbe ottenuto facilmente l’annullamento della pendenza da parte dell’agente di riscossione. Invece…

L’imprenditrice ha dovuto così chiedere l’intervento della Commissione Tributaria Regionale di Milano, che ha richiamato Agenzia delle Entrate Riscossione al pagamento delle spese legali.

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“I tassi d’interesse sono illegittimi”. Sancito diritto a rimborso dei clienti

Buone notizie in materia di illeciti bancari

Risarcimento-usura-bancariaNei giorni scorsi, infatti, sono state emesse due sentenze che hanno sancito il diritto al risarcimento per migliaia di euro ad una donna di Nettuno, e ad una società.

Nel primo caso la Sezione Civile del Tribunale di Velletri ha chiesto a un istituto di credito di corrispondere all’ex cliente circa 45mila euro, a cui si aggiungeranno interessi e rivalutazioni. All’origine della pronuncia l’accertata applicazione di tassi illecitamente alti. Come se non bastasse, la donna era stata chiamata al pagamento di ulteriori rate attraverso un atto di precetto rivelatosi indeterminato.

La sentenza, esecutiva e motivata, ha dimostrato l’insorgere di usura bancaria e, in un secondo momento, di anatocismo, nei rapporti intercorsi tra un istituto di credito e una cliente. Nel 2000 a questa era stato erogato un mutuo di acquisto casa dall’ammontare di 130mila euro. Dalla perizia commissionata a un consulente tecnico d’ufficio era emerso che già in fase di stipula il contratto era stato viziato da tassi usurari; peraltro nel successivo atto di precetto non erano state specificate le rate saltate.

La seconda storia di illeciti bancari è giunta a (momentanea) risoluzione a seguito della pronuncia del giudice Cusani. Questa ha annullato il decreto ingiuntivo che richiedeva alla società Auto De Blasio srl di pagare circa 120mila euro a una società finanziaria. Ribaltando la situazione è stato fissato un risarcimento di quasi 100mila euro, e la contestuale trasmissione degli atti alla Procura. Il reato ipotizzato è usura bancaria.

Il giudice Cusani ha rilevato che, al netto degli addebiti illegittimi, alla data di chiusura del conto il saldo era positivo, e ammontava a circa 90mila euro. Contestualmente è emerso che per 31 trimestri sono stati applicati tassi d’interesse patologicamente alti.

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