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Cosa fare quando arriva l’ufficiale giudiziario

Che succede quando il creditore si rivolge al tribunale?

Ufficiale-giudiziarioQuasi certamente interviene l’ufficiale giudiziario per setacciare le banche dati del Fisco, dell’INPS e affini, del PRA e degli enti pubblici, individuando beni e fonti di reddito a disposizione del debitore. Un modo, questo, per consentire al creditore di muoversi “a colpo sicuro” per decidere cosa è preferibile aggredire.

Conclusa questa fase, l’ufficiale giudiziario mette nero su bianco i risultati della ricerca stilando un verbale. Segue la localizzazione materiale di beni e redditi su cui potrà rivalersi il creditore; nel peggiore dei casi si procede al pignoramento allo scopo di impedire al debitore di trasferire ciò che possiede per non pagare.

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…E se l’ufficiale giudiziario non trova quello che dovrebbe?

In caso di discrepanze tra l’esito dell’indagine telematica e quanto fisicamente presente presso il domicilio del debitore ci sono due settimane di tempo per collaborare, rivelando dove è stato nascosto il maltolto. Farlo è un dovere, e non una scelta facoltativa, perciò chi non adempie può subire fino a un anno di carcere o pagare una sanzione di circa 500 euro.

A tal proposito si sono pronunciati anche gli Ermellini, chiarendo che non c’è reato, se l’ufficiale giudiziario non ha preventivamente comunicato al debitore che eventuali omissioni o false comunicazioni hanno rilevanza penale. Contestualmente devono essere precisati i termini entro cui è possibile rivelare dove si trovano i beni “fantasma” (Corte di Cassazione, sezione IV Penale, sentenza 30 aprile – 1 luglio 2019, n.28516).

Le azioni che può intraprendere il creditore

Gli strumenti a sua disposizione sono tre, e il suo tramite è sempre l’ufficiale giudiziario.

Se il debito non supera 5mila euro il tribunale o il Giudice di Pace procedono all’emanazione di un decreto ingiuntivo che richiede al debitore di regolarizzare la sua posizione entro 40 giorni.

Qualora tale atto si riveli inefficace, o il debitore veda respinta la sua opposizione, subentra l’atto di precetto. Vengono concessi ulteriori 10 giorni per pagare, e in caso di reiterata insolvenza si procede all’esproprio di beni mobili, immobili, o di somme (stipendio, pensione) depositate presso terzi, vale a dire banche.

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Cartelle esattoriali: paga subito…e paghi meno

Non si torna indietro da una rateizzazione con il Fisco?

Ridefinizione-rottamazione-cartellePer fortuna sì, in questo caso, infatti, non vale il monito che caratterizza i matrimoni ”parlare subito o tacere per sempre”. Così i contribuenti possono optare oggi per il versamento dell’importo dovuto in un’unica soluzione, anche se precedentemente avevano ottenuto un piano di dilazione. In alternativa è contemplata l’eventualità di decurtare dalla rottamazione una o più cartelle.

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Da 18 a 1…e il debito “dimagrisce”

Il contribuente che precedentemente aveva scelto di spezzettare la somma da pagare in circa 20 – o meno – rate, può, se lo ritiene opportuno, procedere al saldo integrale in un’unica tranche. AER rilascerà un nuovo bollettino, alleggerito dagli interessi di dilazione, che corrispondono al 2%. Una quota, questa, che può essere discriminante, se l’importo originario era alto.

Per ottenere lo scorporo, ovvero la possibilità di sottrarre una più cartelle da quelle che si è deciso di rottamare, è sufficiente presentare domanda ad AER. L’importo stornato potrà essere liquidato in 72 o 120 rate.

Caro contribuente ti scrivo…

Nei giorni scorsi, intanto, sono arrivate le comunicazioni di Agenzia delle Entrate Riscossione indirizzate a chi aveva richiesto di accedere alla rottamazione ter (termini scaduti lo scorso 30 aprile).

Quattro i possibili responsi del Fisco: accettazione integrale della domanda e indicazione delle modalità di espletamento della definizione agevolata (codice AT), rifiuto e contestuale indicazione del debito da saldare (RI), ricezione parziale determinata dalla presenza di cartelle esattoriali non definibili (AP), presenza simultanea di importi interamente rottamabili, e altri che lo sono solo parzialmente  (AX).

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Dubbi sulla buona fede della controparte? Puoi procedere alla revocatoria

Il debitore ha “misteriosamente” ceduto beni di sua proprietà a ridosso del pignoramento? Puoi attivare l’iter di annullamento della vendita.

La revocatoria è ammissibile entro cinque anni dal documento che ha originato il credito, a condizione che sia ravvisabile, simultaneamente, il dolo del debitore e del terzo acquirente.

In tal senso è certamente eloquente che la transazione sia stata perfezionata prima che si manifestasse il debito, e che i due attori della compravendita fossero d’accordo tra loro.

Se invece il terzo era all’oscuro della pendenza già esistente, la revocatoria non è valida nei sui confronti.

Le regole da seguire in caso di pignoramento dello stipendio/pensione

In caso di accredito precedente all’esproprio il creditore può aggredire solo la differenza tra l’ammontare totale dello stipendio e il triplo dell’assegno sociale.

Qualora l’accredito sia successivo, il pignoramento è possibile entro un quinto della somma originaria.

I vincoli sono più stringenti nel caso della pensione. Infatti il Codice di Procedura Civile stabilisce che all’anziano deve essere garantita mensilmente una somma equivalente all’assegno sociale maggiorato della metà; il pignoramento riguarda le eventuali eccedenze.

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