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Quali sono quote e limiti al pignoramento della pensione?

Che succede se INPS o Agenzia delle Entrate Riscossione vantano un credito verso un pensionato?

Rate-pignoramento-pensioneIl loro margine di azione è rigidamente regolamentato dalla legge. Infatti la somma non può essere recuperata aggredendo per intero la mensilità incassata dal debitore. Quest’ultimo, infatti, ha comunque diritto a vivere dignitosamente.

Ecco quali sono i limiti per il pignoramento della pensione, qualora il provvedimento si verifichi prima della sua erogazione.

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I paletti a cui INPS e AER devono attenersi

L’ente previdenziale può prelevare un importo massimo equivalente a un quinto della pensione, mentre la disciplina della materia è più complessa se il creditore è Agenzia delle Entrate Riscossione. Questa infatti può trattenere un decimo sulle mensilità fino a 2.500 euro, mentre la quota diventa di un settimo se l’importo percepito è compreso tra 2.500 e 5.000 euro, e di un quinto se la pensione supera i 5mila euro.

È necessario ricordare che la quota pignorabile si calcola dopo aver sottratto dall’ammontare della mensilità il minimo vitale, che equivale a una volta e mezzo l’assegno sociale. Quest’ultimo viene aggiornato annualmente: per il 2019 è di 457,99 euro, dunque il minimo vitale è di 686,98 euro.

…e se il pignoramento avviene sul conto corrente?

In tal caso se ne occupa direttamente la banca. Le somme disponibili prima che il provvedimento venga notificato possono essere “aggredite” solo nell’eventuale quota eccedente il triplo dell’assegno sociale.

Le rate della pensione accreditate successivamente possono invece essere “aggredite” attenendosi ai paletti già indicati.

La quota va calcolata sul lordo o sul netto?

La Corte di Cassazione si è pronunciata in merito attraverso la sentenza n.3648/2019 pubblicata lo scorso 7 febbraio dichiarando che la procedura di pignoramento deve avvenire sull’importo calcolato al netto delle ritenute fiscali.

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Decreto Semplificazioni: più tutele per le famiglie indebitate

Il pignoramento di un bene immobile innesca un doppio dramma nella vita del debitore

Pignoramento-immobileNon solo, infatti, si perde il luogo che rappresenta la casa e la famiglia, con tutto quello che comporta a livello emotivo, ma bisogna anche affrontare con tempestività un problema concreto. Vale a dire, il bisogno di avere un tetto sulla testa.

Il Decreto Semplificazioni (n.135 del 2018) recentemente convertito in legge ha introdotto importanti novità in materia. Riscrivendo l’articolo 560 del Codice di Procedura Civile, infatti, ha sancito che il debitore ha tempo fino a 60 giorni – prorogabili a 90 – dopo il decreto di trasferimento per sgomberare l’immobile. Un modo, questo, per attutire, o quantomeno ritardare, l’insorgere di ulteriori criticità per chi si trova in delicate condizioni economiche.

Specularmente, però, il debitore e la sua famiglia devono assolvere alcuni obblighi, primo tra tutti gestire con la diligenza del buon padre l’immobile al fine di preservarne l’integrità. Questo, peraltro, non può essere affittato senza il via libera del giudice dell’esecuzione.

In quali casi è possibile sgomberare l’immobile? Se non è abitato, e se il debitore e i suoi conviventi impediscono la visita di potenziali acquirenti o non custodiscono il bene nei modi previsti dalla legge.

Il Decreto Semplificazioni ha inoltre sancito la creazione di un Fondo di Garanzia di 50 milioni di euro dedicato alle aziende che, pur avendo crediti verso lo Stato, sono impossibilitate a far fronte alle rate dei finanziamenti ottenuti.

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Pignoramenti sul conto corrente: i limiti da rispettare

Qual è il punto di equilibrio tra creditore e debitore, se quest’ultimo è un pensionato?

Pignoramento-pensione

A definire la questione ha contribuito nei giorni scorsi la Corte Cassazione (sentenza n.12/2019), esplicitando l’importanza di attuare i principi contenuti nella Costituzione. Questa all’articolo 3 proclama l’uguaglianza formale e sostanziale dei cittadini; ciò rende necessario riconoscere una particolare tutela a una categoria sociale vulnerabile come quella dei pensionati. Gli anziani infatti rischiano di pagare uno scotto particolarmente alto, in caso di debiti: devono quindi essere chiaramente delimitati i diritti del creditore.

La pronuncia della Corte di Cassazione ha riguardato le modifiche all’articolo 545 del Codice di Procedura Civile introdotte dal Decreto Legge n.83 del 2015 in materia di pignoramento della pensione accreditata su conto corrente. Tali nuovi, più stringenti dettami, infatti, secondo la Suprema Corte, non vanno applicati solo alle procedure esecutive successive a quella data, ma anche a quelle anteriori.

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Cosa prevede il Codice di Procedura Civile in materia?

In caso di pignoramento della pensione deve essere garantita l’intangibilità della somma equivalente all’ammontare dell’assegno sociale aumentato della metà. Il creditore può aggredire la parte rimanente secondo i criteri previsti.

L’intervento degli Ermellini si è reso necessario in quanto un pensionato ha sollevato la questione dell’efficacia del nuovo testo dell’articolo 545, ritenendo che questo debba applicarsi anche al suo caso, pendente al momento dell’entrata in vigore del Decreto Legge del 2015. Una diversa disciplina delle casistiche determinata dal mero criterio temporale, ha sostenuto l’uomo, determinerebbe una profonda e ingiustificata disuguaglianza. Sul conto corrente oggetto di pignoramento, inoltre, veniva accreditato solo l’assegno sociale mensile.

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