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Tasse auto: il Parlamento potrebbe discuterne la riduzione

Bye bye superbollo?

SuperbolloNei giorni scorsi il senatore Andrea De Bertoldi (Commissione Finanze) ha presentato un disegno di legge finalizzato a cancellare la sostanziosa tassa che grava sui proprietari di auto con un elevato numero di cavalli.

Abolire il superbollo, spiega De Bertoldi, innescherebbe un circolo virtuoso dal punto di vista economico, risollevando la domanda interna e alleggerendo il carico fiscale su questa fetta di mercato.

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Storia di una tassa controversa

A introdurla fu il Governo Berlusconi, e quello Monti determinò nel 2011 un ulteriore giro di vite.

Di cosa si tratta, in concreto? Il superbollo è un importo da versare unitamente al bollo auto in determinate situazioni. Nel 2011 era dovuto in caso di auto destinate al trasporto promiscuo di cose e persone con una potenza superiore ai 306 cavalli. L’anno seguente il tetto è diminuito, passando a 252 cavalli. In linea generale questa tassa, che ha carattere erariale e quindi confluisce direttamente nelle casse dello Stato, è commisurata ai kW.

Il superbollo ha “dirottato” migliaia di vetture sui mercati stranieri, e ciò si è tradotto in un calo delle accise pagate sulla benzina e in minori introiti sull’IVA relativa a tagliandi e ricambi. L’emorragia è stata quantificata in 140 milioni di euro. A cascata ciò ha comportato anche una riduzione del numero di occupati nelle officine autorizzate.

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Chi nasce al Sud impara presto a sviluppare due cuori

Resto-al-Sud-2019Uno destinato al luogo in cui è nato e cresciuto, e uno da riempire con gli affetti costruiti altrove. Un dualismo emotivo, questo, indispensabile per sopravvivere allo strappo del distacco. Ciò rende doppiamente significative le misure varate dallo Stato per rilanciare il Mezzogiorno e contrastare l’emorragia umana e professionale cui per troppo è stato condannato. È stato reso noto in questi giorni il testo della Legge di Bilancio 2019, che, tramite l’articolo 45, introduce importanti modifiche al progetto Resto Al Sud, il cui debutto risale al 15 gennaio 2018. Così, da qui in avanti sarà considerevolmente più vasta la platea di beneficiari: la nuova forbice d’età è 18-45 anni.

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A chi è destinato Resto Al Sud 2019

Possono presentare domanda per il bando persone residenti in una delle seguenti regioni: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia che non siano già titolari di attività imprenditoriali. Queste, inoltre, non devono aver già usufruito negli ultimi tre anni di finanziamenti per l’auto-imprenditorialità.

La richiesta può pervenire da singoli o da gruppi che abbiano fondato una società (o una cooperativa) dopo il 21 giugno 2017, o che stiano per farlo.

Resto Al Sud 2019 consente di ottenere un finanziamento massimo di 200mila euro, e 50mila per ciascun richiedente. Dunque possono fare domanda fino a quattro persone appartenenti alla medesima società, costituita o costituenda. Tali importi sono la risultante di una serie di agevolazioni: il 35% è a fondo perduto, mentre il 65% deriva da un finanziamento bancario coperto dal Fondo di Garanzia per le Piccole e Medie Imprese.

Resto Al Sud 2019 è dedicato a quanti vogliono dare vita a un’impresa operante in settori quali l’industria, l’artigianato, la trasformazione di prodotti agricoli, il turismo e i servizi professionali.

Gli interessati possono inoltrare domanda telematicamente dopo essersi iscritti al sito di Invitalia. Le iniziative presentate saranno poi oggetto di analisi progettuale, a cui seguirà un colloquio conoscitivo. Dal 1 gennaio del 2019 potranno essere finanziati anche i liberi professionisti.

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Il Decreto Fiscale n.119/2018 è destinato a interessare una vasta platea di contribuenti

Decreto-FiscaleSono infatti stati introdotti quattro strumenti finalizzati a estinguere i debiti con lo Stato. Chi ha ricevuto una o più cartelle, ad esempio, potrà accedere alla rottamazione ter o, nei casi più fortunati, allo stralcio automatico. Contestualmente i contribuenti potranno avvalersi della dichiarazione integrativa e della definizione agevolata per le liti tributarie pendenti.

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Flat tax: cos’è e perché potrebbe essere interessante

La cosiddetta tassa piatta, applicata mediante aliquota costante, è riconducibile a un sistema non progressivo. Nel caso specifico il Decreto Fiscale riconosce la possibilità di pagare il 20% sugli imponibili non dichiarati per un importo totale massimo di 100mila euro annui, equivalenti al 30% di quanto già dichiarato. Finora chi ne ha usufruito ha dovuto invece versare per intero la differenza, maggiorata di sanzioni e interessi.

La dichiarazione integrativa deve riguardare periodi di imposta non successivi al 31 ottobre 2017. Il termine ultimo entro cui inoltrare la richiesta è il 31 maggio 2019. Tale strumento è dedicato esclusivamente a quanti hanno già presentato, anche se parzialmente, i propri redditi.

Quali novità per chi ha un contenzioso?

I contribuenti che hanno in corso processi verbali di constatazione (Pvc) potranno beneficiare della definizione agevolata. In caso di liti fiscali in corso sarà possibile chiudere i conti pagando metà dell’ammontare iniziale, se si è vinto in primo grado. Lo sconto sale all’80% se la vittoria si è ottenuta in secondo grado. La pendenza va estinta in cinque anni equivalenti a un massimo di 20 rate trimestrali.

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