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Hai un debito? Così eviti il fermo amministrativo

Chi non riesce a pagare il Fisco teme più di tutto due cose

Fermo-amministrativoPerdere la casa in cui vive, e il veicolo che utilizza per gli spostamenti della famiglia e/o per raggiungere il luogo di lavoro.

In quali casi il rischio delle ganasce alla macchina può concretizzarsi? Proviamo a fare il punto.

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Gli “avvertimenti” che consentono di evitare il fermo

Il provvedimento è preceduto dalla notifica della cartella esattoriale, che deve obbligatoriamente fornire indicazioni relative all’esatto importo preteso e alla sanzione/tributo che lo ha originato.

Da questo momento il contribuente ha due mesi per saldare il debito, se necessario “spalmandolo” nel medio-lungo periodo tramite rateizzazione.

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Se la pendenza è inferiore a 1.000 euro, è possibile richiedere entro quattro mesi la conciliazione all’ente creditore, evitando l’intervento di Agenzia delle Entrate Riscossione.

In alternativa, se la pretesa viene ritenuta illegittima, si può agire in giudizio chiedendo la cancellazione o il congelamento del provvedimento.

Che succede quando scatta il provvedimento?

L’auto non può circolare su strada, né essere distrutta o trasferita all’estero. Se il debito non viene saldato nei termini previsti, l’agenzia di riscossione può cedere a terzi il veicolo.

Come cancellare il fermo amministrativo?

Requisito necessario ma non sufficiente è il pagamento integrale della pendenza. A questo, infatti, si deve accompagnare la consegna al Pubblico Registro Automobilistico del documento che attesti la revoca del provvedimento da parte dell’agenzia di riscossione.

In alternativa il contribuente può depositare presso il PRA il certificato di proprietà o, in sua assenza, il modulo NP3.

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Tassi d’interesse anomali: nuove indagini in Calabria e Sicilia

Gli illeciti bancari sono ormai una realtà nota a tutti

Illeciti-bancariIl vaso di è stato scoperchiato, eppure questo non inibisce gli istituti di credito dal continuare a proporre/imporre ai propri clienti tassi d’interesse patologicamente alti. E purtroppo non sempre i tribunali riconoscono e sanzionano le anomalie verificatesi.

Nelle settimane scorse il GIP del foro di Vibo Valentia, recependo le istanze di tre famiglie clienti di altrettante banche, ha deciso la riapertura dell’inchiesta a carico di alcuni dirigenti. I reati contestati, oltre all’applicazione di interessi illegittimi,sarebbero truffa ed estorsione.

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Una posizione, questa, maturata anche attraverso la gran quantità di documenti presentati da parte degli avvocati delle famiglie, che hanno minuziosamente documentato le lacune da parte della Procura di Vibo Valentia. Questa, infatti, non avrebbe condotto indagini approfondite in merito all’operato dei funzionari delle tre banche.

Il GIP del capoluogo calabrese ha contestualmente ribadito che l’usura bancaria può scaturire da due situazioni distinte: l’inserimento sul conto corrente di interessi che superano i valori fissati dalla Banca d’Italia trimestralmente, e la stipula di contratti di mutuo già gravati da interessi patologicamente alti.

Un fatto analogo è avvenuto in Sicilia; il GIP di Catania ha chiesto al PM di proseguire l’inchiesta avviata nel 2014 e scaturita da una denuncia per usura bancaria presentata da un commerciante del capoluogo, sostenuto legalmente dal Codacons.

Per ben 13 anni, a partire dal 2003, infatti, l’uomo vide applicare costantemente tassi illegittimi ai mutui stipulati presso un’importante banca. Inizialmente fu passata al setaccio solo l’attività del direttore della filiale, ora però “i riflettori” si accenderanno sul presidente e il consiglio di amministrazione.

Provvidenziale era risultata la consulenza tecnico-contabile, che aveva dimostrato la palese violazione - in entrambi i contratti – del tasso soglia. In un caso, perfino senza tener conto della mora applicata.

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Tempo fino al 31 luglio per rottamare il bollo

Anni fa hai dimenticato uno o più versamenti, e ora temi “ritorsioni” dal Fisco?

Rottamazione-bollo-autoLo scorso 27 giugno è stato convertito in legge il Decreto Crescita, e questo ha determinato rilevanti novità in materia di debiti verso le agenzie di riscossione.

Tale documento, infatti, ha sancito la cancellazione del tributo regionale, e di IMU e Tasi, della cui riscossione si sono occupate società private e non l’ex Equitalia.

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L’annullamento del bollo auto prevede l’adesione, da parte del contribuente, alla procedura di saldo e stralcio in scadenza il 31 luglio prossimo.  Il versamento, parziale o integrale, dovrà avvenire entro il 30 novembre e articolarsi in massimo 17 rate.

Perché bisogna pagare il bollo?

Il tributo, da ormai quasi 40 anni, viene definito  una tassa di proprietà, mentre in precedenza era una somma da pagare ai fini della circolazione su strada pubblica. Infatti, fino al 1983, l’automobilista non era tenuto a versarla, se il veicolo era parcheggiato su una zona di sosta privata.

Uno dei problemi di cui gli automobilisti si lamentano più frequentemente è la difficoltà di determinarne in anticipo l’ammontare. Il problema, fortunatamente, può essere risolto con facilità: è infatti sufficiente collegarsi al sito dell’Agenzia delle Entrate, e indicare tipo di vettura e targa.

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