Che succede se un precario e un pensionato vivono un giorno nei panni dell’altro?

Nascere è una cosa che nessuno di noi sceglie. Capita e basta. Eppure, a influenzare in modo preponderante il corso di un’esistenza sono sufficienti due elementi, ovvero il luogo e il momento in cui si viene al mondo. 
 
Piero e Diego hanno rispettivamente 67 e 25 anni. L’unica cosa che li accomuna è il fatto di essere italiani. Il primo ha lavorato per 40 anni a contatto con l’amianto, ha potuto andare in pensione a 50 anni, e quindi dal 2001 si gode ogni mese un’indennità di circa 2.000 euro. 
 
Diego invece conosce solo il lavoro declinato precariamente, quello dei call center, così vive sul filo del rasoio. Una quotidianità, la sua, in cui servono pragmatismo e nervi degni di un supereroe dei fumetti, per non gettarsi a corpo morto tra le braccia del pessimismo passivo. 
 
Per un giorno i due hanno provato – letteralmente – a immergersi nella vita dell’altro. E l’effetto è stato a dir poco straniante. Il più anziano, forse, per la prima volta si sarà chiesto con quali soldi gli viene assicurata mensilmente la lauta pensione. In ogni caso, questo non impedirà a Diego di provare ogni volta un crudele batticuore quando farà l’estratto conto, né gli permetterà di andare al supermercato senza temere costantemente di sforare il budget settimanale.
 
 



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