Chi ci paga i danni causati dagli studi di settore?

«Due anni fa mi sono state notificate circa 70 cartelle per un totale di 600mila euro. Avrei dovuto pagare in 5 giorni. Come ho fatto ad accumulare un debito tale?». A chiederselo è un cittadino veneto. Gli fa eco Federcontribuenti: «L’Agenzia di Riscossione ha applicato una sorta di bail in, rivalendosi su chi può ancora essere spremuto».

Successivamente all’uomo vengono recapitati altri avvisi di pagamento. Si arriva così a toccare quasi quota 1 milione di euro. «Ho aperto una ditta individuale 9 anni fa. Mi chiedo come si è potuti arrivare a questo importo. E non riesco a darmi una risposta». Per tutta risposta gli viene congelato il conto corrente ed ipotecata la casa in cui vive. Il contribuente non ha infatti altri beni che possono essere “aggrediti”. Nel frattempo, inevitabilmente, ha dovuto chiudere la sua azienda.

All’origine di questa vera e propria ecatombe personale gli studi di settore, secondo cui l’uomo guadagnerebbe 35 euro l’ora. «Eppure è inconcepibile che un piccolo artigiano possa incassare più di 250 euro al giorno». Così Marco Paccagnella (presidente Federcontribuenti).

Il punto è, purtroppo, che chi effettivamente è intenzionato a evadere, dichiara di guadagnare cifre allineate con gli studi di settore, così da sfuggire ai controlli. Chi invece, in buona fede, dichiara cifre reali, e inferiori, paga spesso per colpe non sue. 

 

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