Fondo patrimoniale, ecco perchè per il creditore sarà più facile “aggredirlo”

Addio al fondo patrimoniale come “luogo-rifugio” dei beni di famiglia. Il Decreto Legge varato lo scorso 27 giugno segna una decisa sterzata a favore dei creditori. Vediamo in dettaglio di cosa si tratta.
 
Fondo patrimoniale: cos’è?
Questo è stato, finora, lo strumento utilizzato dai coniugi o dai genitori per custodire una parte delle loro proprietà finalizzandole al soddisfacimento delle esigenze familiari.  
Finora  il fondo patrimoniale è stato ampiamente utilizzato, in virtù della sua convenienza e semplicità di costituzione. Il recente Decreto Legge ha evidentemente l’intento di “sparigliare” le carte. Infatti, d’ora in poi, il creditore potrà opporsi ad atti come le donazioni e le costituzioni di fondi, laddove ritenga queste una minaccia all’esercizio del suo diritto. Così, per salvaguardare la priorità del pignoramento non sarà più necessario che il giudice, tramite revocatoria, cancelli i succitati atti.
 
Cosa cambia, in concreto?
Il Decreto Legge stabilisce che, se il debitore dona un bene o lo inserisce in un fondo patrimoniale a seguito della nascita del credito, il creditore può procedere alla messa all’asta senza bisogno di un preventivo via libera. L’unica clausola che è tenuto a rispettare è la trascrizione del pignoramento entro i 12 mesi successivi la donazione o costituzione del fondo/trust.
Detta “ridefinizione” del quadro si fonda sulla presunzione che il debitore sia sempre in malafede, e che, nell’anno precedente il pignoramento, le sue azioni siano finalizzate a raggirare il creditore. Perciò, l’onere della prova è invertito, e, da qui in avanti, sarà proprio a carico del debitore.
 

 

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