Giustizia fai-da-te: i venditori di armi respingono le accuse al mittente

Due torti non fanno una ragione

Si può riassumere così il dibattito sul binomio legalità/legittima difesa, che ciclicamente monopolizza i salotti televisivi e le prime pagine dei quotidiani. Subire un illecito non è piacevole per nessuno, ma sostituirsi ai tribunali serve a poco, a parte alimentare un insano senso di onnipotenza.

I proprietari dei negozi di armi alzano le spalle, quando si chiede loro come si comportano davanti a un potenziale acquirente. “Se ha i documenti in regola, in teoria non possiamo opporci”. D’altra parte, tra le righe, emerge che in taluni casi viene esercitata una certa discrezionalità nel processo di vendita.

“Fatti di cronaca come quello di Macerata non possono essere previsti. Così come una lampadina può improvvisamente fulminarsi, il cervello umano può subire un black out”.

Affermazioni, queste, che sollecitano almeno un paio di interrogativi. Esistono davvero le cosiddette “schegge impazzite”? E ancora, quanto incide la facilità di reperimento delle armi sulla diffusione della letale concezione di giustizia fai-da-te?

 


 

 

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