Il “cimitero” delle fabbriche a Treviso emblema della parabola del Veneto

Sembrano lontani anni luce i tempi in cui il Nord Est trainava lo sviluppo industriale dell’intero Paese. Una felice case history, questa, iniziata nel ‘90. E i capannoni dislocati sul territorio sono ulteriormente proliferati dopo che, nel 2001, il Governo Berlusconi diede il via, tramite il Tremonti Bis, alla detassazione degli utili impiegati per acquistare beni strumentali e/o immobili. 
 
La crisi del 2008 ha però gravemente compromesso l’ingranaggio di un meccanismo produttivo che sembrava inarrestabile. E a dare il colpo di grazia ci hanno pensato la Popolare di Vicenza e Veneto Banca. A oggi, i capannoni dismessi, praticamente inutilizzati, ammontano a più di 10mila. Se li si mettesse in fila, si coprirebbe, presumibilmente, l’intera distanza tra la regione del Nord Est e la Sicilia. 
 
Inevitabile, quindi, che il paesaggio industriale di una provincia come Treviso sia decisamente spettrale. Tuttavia da un settore quale quello sartoriale sembrano arrivare cauti segnali di ottimismo…
 
 



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