Il conto è in rosso? Ecco quali tutele hai nei confronti del creditore

Il pignoramento è uno degli effetti più immediati (e gravi) dell’esistenza di un debito

Il provvedimento investe non solo i beni materiali, mobili e immobili, ma anche i conti correnti. Ciò può congelare letteralmente la vita del debitore e della sua famiglia, soprattutto se l’insolvenza è stata determinata da una pregressa situazione di difficoltà economica.

Una casistica particolarmente delicata è quella inerente il pignoramento di un conto corrente in rosso. Quali sono i poteri a concreta disposizione del creditore? Esiste una qualche forma di tutela del debitore? Proviamo a fare il punto.

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Cosa significa avere il conto corrente (e magari anche il fido) in rosso?

Lo stato di passività può essere determinato da due cause: non c’è più denaro sul conto, o il correntista ha usato il fido oltre i limiti stabiliti. Quest’ultimo si fonda su un contratto attraverso il quale l’istituto di credito concede al cliente di utilizzare una certa somma in assenza di liquidità sul suo IBAN.

Tale servizio viene erogato a fronte di un costo, ma comunque disporre del fido entro i limiti fissati non comporta l’applicazione di una mora. Detta voce di costo si aggiunge invece in caso di sconfinamento. Un esempio pratico? Il correntista è tenuto a rimborsare alla banca anche gli interessi se gli era stata concessa una disponibilità di 3mila euro e lui ne ha usati 4mila.

Che succede in caso di pignoramento di conto con fido in rosso?

La Corte di Cassazione si è pronunciata in merito attraverso la sentenza n.6393 del 9 dicembre 2014. Gli Ermellini hanno specificato che l’esproprio forzoso può avvenire solo se il conto corrente è in attivo.

Se il pignoramento scatta quando il saldo è passivo, non possono essere aggredite eventuali somme accreditate successivamente per ridurre o estinguere lo scoperto.

L’esproprio forzoso risulta quindi congelato in caso di versamenti dal mero carattere ripristinatorio.

La redazione

 


 

 

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