In arrivo l’estensione a dieci anni dei termini di prescrizione delle cartelle esattoriali?

In arrivo l’estensione a dieci anni

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Se nel corso della tua vita hai ricevuto almeno una cartella esattoriale, prossimamente l’ente riscossore potrebbe tornare a bussare alla tua porta. Nella bozza della Legge di Bilancio è infatti contenuto un emendamento che, se approvato, porterebbe a dieci anni i termini di prescrizione di tutti gli avvisi di pagamento.

Il provvedimento, che avrebbe peraltro efficacia retroattiva, “abbraccerebbe” una vastissima quantità di tributi: dalle multe stradali al bollo auto passando per Imu, Tasi, contributi Inps e Inail. La prima e più immediata conseguenza sarebbe che il Fisco avrebbe una finestra temporale incredibilmente estesa, per procedere a un pignoramento o mettere le ganasce a un veicolo.

Così, chi magari non aveva inoltrato domanda per accedere alla definizione agevolata confidando nella possibile prescrizione del debito resterà, presumibilmente a bocca asciutta. E rischia anzi di avere un’amara sorpresa.

Cosa succederà in concreto?

Finora Equitalia aveva sempre portato avanti, nelle aule di tribunale, l’assunto secondo cui una cartella di pagamento, se non impugnata entro due mesi dalla notifica, diventava equiparabile a una sentenza passata in giudicato, ovvero definitiva e quindi operativa in tutti i suoi effetti. I termini di prescrizione per questa categoria di atti sono decennali, e quindi facilmente gestibili dall’ente riscossore.

Dal canto suo, recentemente la Cassazione, attraverso una pronuncia delle Sezioni Unite (23395/16), ha specificato che, anche laddove non siano state impugnate nei 60 giorni previsti, le cartelle rimangono atti amministrativi e la loro efficacia è determinata dal tipo di tributo che le ha originate. Così, la prescrizione si perfeziona dopo 5 anni nel caso di contributi Inps e Inail e in tre anni per quanto riguarda il bollo auto.

 

La norma presente in Legge di Bilancio, definita di interpretazione autentica, fissa la prescrizione a dieci anni per tutte le cartelle esattoriali emesse fino al 31 dicembre 2017. Quelle “nate” a partire dal 1° gennaio 2018 ricadrebbero invece nella giurisdizione della pronuncia delle Sezioni Unite della Cassazione.

Le reazioni delle associazioni dei consumatori non si sono, ovviamente, fatte attendere. L’Aspes, ad esempio, ha dichiarato che il provvedimento inserito in Legge di Bilancio consolida la posizione dell’Agenzia delle Entrate – Riscossione rendendo, specularmente, sempre più vulnerabile il contribuente.  

La redazione

 


 
 

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