Incendi: investire fiumi di soldi, e fare comunque un buco nell’acqua

Incendi

In materia di tutela ambientale la situazione in Sicilia è caratterizzata da stridenti contrasti e sconcertanti paradossi.

Ogni anno, infatti, la Regione stanzia centinaia di migliaia di euro per reclutare forestali stagionali da impegnare nello spegnimento degli incendi, ma poco o nulla viene fatto a livello strutturale per prevenirli. Ad esempio, risulta opinabile la decisione di affidare la realizzazione dei viali parafuoco a personale assunto a inizio giugno per soli tre mesi.

A questo si aggiunge il fatto che i forestali a presidio fisso delle oasi sono ridotti all’osso, e così neanche in periodi dell’anno “tranquilli”, in cui il rischio incendi è minimo si lavora efficacemente.

La “ciliegina sulla torta”? 

L’impiego di veicoli obsoleti o addirittura in condizioni fatiscenti: spegnere il fuoco diventa così un’impresa paragonabile al tentativo di svuotare il mare con un bicchiere.

La notte scorsa sono divampati di nuovo gli incendi; stavolta le zone interessate sono state Palermo, Cefalù e Caccamo.

“In questo frangente la Sicilia è seconda solo rispetto alla Grecia. La mattanza ambientale in corso è l’inevitabile conseguenza dei tagli di spesa indiscriminati, cui si è sommato il ruolo sempre più preminente giocato dalle ditte private. La Regione dovrebbe essere impegnata direttamente e in misura prevalente, quando si tratta di fiamme da spegnere; se il suo coinvolgimento fosse profondo e costante, i forestali potrebbero operare in condizioni di efficienza”. Così Vincenzo Figuccia, deputato dell’ARS (Assemblea Regionale Siciliana) ed esponente del Movimento CambiAmo la Sicilia.

 

 


 

 

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