La notifica delle cartelle? Un rebus

C come Coronavirus

E come caos. Quello che una gestione non ottimale dell’emergenza ha scatenato. In ambito sociale, lavorativo…e fiscale.

A dimostrarlo, il fatto che dalla dichiarazione di lockdown di inizio marzo 2020 l’iter di notifica delle cartelle esattoriali è stato modificato 5 volte. Con tutto ciò che ne consegue, in termini di danni economici, psicologici e familiari.

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Allo stato attuale il postino è tenuto a citofonare al destinatario della comunicazione fiscale, depositando comunque la notifica nella cassetta (se c’è) dopo averla firmata. A stabilirlo è l’articolo 46 del Decreto Rilancio; la procedura sarà valida fino al 30 giugno. La ricezione di atti di tali importanza e l’effettiva presa visione da parte del diretto interessato, invece, sarà confinata all’ambito dell’aleatorietà, e difendersi sarà un’impresa, l’avviso o la cartella risulteranno sottoscritti.  Poco importa da chi.

Vi sembra assurdo, inaccettabile? Se vi può “consolare”, il Cura Italia aveva attribuito ai postini un potere discrezionale ancora più ampio e foriero di rischi, in quanto questi avevano facoltà di decidere se consegnare l’atto al diretto interessato previa sua firma, o limitarsi a lasciare un avviso di giacenza in buca delle lettere. Così, migliaia di malcapitati sono stati costretti a lunghe – ed evitabili – code in posta.

La redazione


 


 
 


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