«Lo sfratto è sproporzionato e ingiusto, perché non mi permettono di pagare?»

Il fallimento di un’azienda può determinare, a cascata, problemi non a una ma a più famiglie. Un effetto domino perverso e grottesco, per cui un debito di qualche migliaia di euro può causare un pignoramento nell’ordine di milioni. 
In breve è questo quanto accaduto ad Eufrasia Avallone, madre di tre figli vittima di un’intimazione di sfratto, originata da un debito con un istituto di credito per un mutuo non saldato. A essere colpiti dal provvedimento esecutivo anche altri beni della famiglia di Lucio De Masi, proprietario fino a qualche anno fa di un caseificio nel comune di Albanella (Salerno), poi chiuso per problemi economici. 
All’origine di tutto un mutuo di 200.000 euro per accedere al quale la famiglia aveva dovuto ipotecare, in qualità di garanzia, la casa dei genitori avuta in donazione. L’asta si è conclusa a settembre, i beni sono stati liquidati e la villa, di 500 mq, è stata aggiudicata per circa 160mila euro. 
«Per problemi economici –spiega la signora Eufrasia – non siamo riusciti a pagare alcune rate del mutuo, di fronte all’insolvenza è scattato il pignoramento. Ho tre figli, siamo tutti senza lavoro, mia madre mi fa la spesa. Non abbiamo nemmeno i soldi per mangiare».Lo sfratto è stato rimandato a novembre e in quell’occasione non si potrà rimandare ancora. Sarà necessario trovare una soluzione, ma è difficile capire quale possa essere. 
In un primo momento la famiglia De Masi aveva trovato una sorta di concertazione con il tribunale, e quindi pagava un affitto di 850 euro per entrambe le case e i locali commerciali. A un certo punto però, non sono più riusciti a far fronte all’importo. Nel frattempo, sono passati al contrattacco, presentando un ricorso per illegittimità del pignoramento effettuato. 
Come specifica la signora Avallone, infatti, la casa è per metà di sua proprietà, e lei non ha debiti nei confronti di nessuno. Altro aspetto che suscita non poche perplessità è l’importo che ha originato il pignoramento: 161.000 euro a fronte di beni per un milione e mezzo. 
La famiglia De Masi, come pure i suoi genitori, si trovano in uno stato di profonda indigenza. Non possono fare fronte neppure ai bisogni primari: anche soltanto fare la spesa, comprare il pane risulta difficile, e così è necessario affidarsi alla generosità di altri parenti. L’auspicio, quindi, è che l’esito del ricorso arrivi prima che scatti la prossima procedura di sfratto
Il fallimento di un’azienda può determinare, a cascata, problemi non a una ma a più famiglie. 

Un effetto domino perverso e grottesco, per cui un debito di qualche migliaia di euro può causare un pignoramento nell’ordine di milioni.

In breve è questo quanto accaduto ad Eufrasia Avallone, madre di tre figli vittima di un’intimazione di sfratto, originata da un debito con un istituto di credito per un mutuo non saldato. 

A essere colpiti dal provvedimento esecutivo anche altri beni della famiglia di Lucio De Masi, proprietario fino a qualche anno fa di un caseificio nel comune di Albanella (Salerno), poi chiuso per problemi economici.

All’origine di tutto un mutuo di 200.000 euro per accedere al quale la famiglia aveva dovuto ipotecare, in qualità di garanzia, la casa dei genitori avuta in donazione. 

L’asta si è conclusa a settembre, i beni sono stati liquidati e la villa, di 500 mq, è stata aggiudicata per circa 160mila euro.

«Per problemi economici –spiega la signora Eufrasia – non siamo riusciti a pagare alcune rate del mutuo, di fronte all’insolvenza è scattato il pignoramento. Ho tre figli, siamo tutti senza lavoro, mia madre mi fa la spesa. Non abbiamo nemmeno i soldi per mangiare».Lo sfratto è stato rimandato a novembre e in quell’occasione non si potrà rimandare ancora. Sarà necessario trovare una soluzione, ma è difficile capire quale possa essere.

In un primo momento la famiglia De Masi aveva trovato una sorta di concertazione con il tribunale, e quindi pagava un affitto di 850 euro per entrambe le case e i locali commerciali. A un certo punto però, non sono più riusciti a far fronte all’importo. Nel frattempo, sono passati al contrattacco, presentando un ricorso per illegittimità del pignoramento effettuato.

Come specifica la signora Avallone, infatti, la casa è per metà di sua proprietà, e lei non ha debiti nei confronti di nessuno. Altro aspetto che suscita non poche perplessità è l’importo che ha originato il pignoramento: 161.000 euro a fronte di beni per un milione e mezzo.

La famiglia De Masi, come pure i suoi genitori, si trovano in uno stato di profonda indigenza. 

Non possono fare fronte neppure ai bisogni primari: anche soltanto fare la spesa, comprare il pane risulta difficile, e così è necessario affidarsi alla generosità di altri parenti. L’auspicio, quindi, è che l’esito del ricorso arrivi prima che scatti la prossima procedura di sfratto

 

 
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