Malato di Alzheimer tampinato da Equitalia fin dentro la tomba

Equitalia è come certe (prime) donne. Inaccettabile, per entrambe, che qualcuno si dimentichi di loro. E quando succede, non perdonano. C’è da dire però, a nostro discapito, che, se è l’Agenzia di Riscossione a perdere le staffe, le conseguenze sono ben peggiori. Questa procede come uno schiacciasassi. Non sente ragioni, neanche quando entra in gioco una cosa chiamata Alzheimer. A raccontare il paradossale – e amaro – caso di cronaca è stato il Resto del Carlino.
 
Il padre dell’avvocato P. era affetto da tale morbo. «Io e mia sorella gli abbiamo messo accanto una badante, ma la signora non ricorda di aver visto arrivare a casa cartelle di Equitalia. Nessuno le ha mai prese, o forse mio padre le ha pure ritirate, ma poi si è dimenticato di averle. Chissà mai dove sono finite. E se ci sono mai state».
 
Nel frattempo però il debito lievitava, nel silenzio generale, arrivando a sf(i)orare la soglia di usura. Così l’Agenzia di Riscossione ha pensato bene di ipotecare e mettere all’incanto l’abitazione dell’anziano. «Quando mio padre è morto, il nuovo proprietario, a cui  Equitalia aveva venduto la casa senza dire nulla a nessuno, ha chiesto di entrare in possesso del bene; avevo appena sepolto il mio genitore, e mi sono trovato questi gabellieri alla porta che mi chiedevano di sgomberare. Non ci ho visto più». Perciò l’uomo ha fatto causa agli evasori, e le sue ragioni sono state riconosciute. 
La giustizia ha vinto ma, ci si chiede, come sarebbero andate le cose, qualora il malcapitato fosse stato digiuno di legge e a secco di soldi?
 

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