Se i nonni sono il “bancomat” dei nipoti è giusto che beneficino di detrazioni ad hoc?

In un Paese come il nostro, in cui la permanenza nel mercato del lavoro si protrae spesso, ob torto collo, fino a 60 anni, la collocazione professionale dei giovani inevitabilmente viene rimandata fino alla soglia dei 30. La prima e più ovvia conseguenza è rappresentata dal fatto che le famiglie devono occuparsi – anche economicamente – di questi ultimi per un periodo considerevolmente lungo. Ma che succede quando magari i genitori sono, a loro volta, esodati, o solo saltuariamente impiegati? A caricarsi sulle spalle l’intero nucleo sono i nonni, e la loro pensione diventa indispensabile fonte di reddito multipla. 
 
Peraltro, nella società italiana il ruolo assunto da questi nella vita dei nipoti, sin dall’infanzia, è sempre stato cruciale. Un accudimento emotivo e materiale, il loro, spesso reso possibile a costo di grandi sacrifici personali. Tuttavia, mentre finora l’abnegazione è stata ripagata unicamente dai sorrisi e dalle parole di gratitudine dei ragazzi, da qui in avanti l’impegno degli anziani potrebbe comportare una contropartita in termini di detrazioni che, presumibilmente, per molti sarebbe provvidenziale…
 

 



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