Smettere di lavorare prima converrebbe davvero?

Quota 100 è una delle espressioni più utilizzate negli ultimi giorni

Di cosa si tratta esattamente? Probabilmente evoca poco o nulla nella mente di 30 e 40enni, ma quasi certamente il numero ha cominciato a risuonare con una certa imperiosità nella mente di chi è più “anziano”. Rappresenta infatti quello che a breve potrebbe essere il nuovo metodo per calcolare a quanti anni si andrà in pensione.

Il governo Cinque Stelle – Lega intende modificare la Riforma Fornero fissando a 100 la somma di anni anagrafici e lavorati ai fini dell’uscita dal mercato delle professioni.

 

Cosa significa questo, in concreto?

Che potrà andare in pensione chi ha 64 anni e 36 di contributi versati. O, in alternativa, chi ha lavorato almeno 41 anni e mezzo, indipendentemente dal dato anagrafico, a patto che non abbia fruito di più di 36 mesi di contributi figurativi. La riforma potrebbe prevedere, per le donne, la possibilità di uscire dal mercato professionale a 57-58 anni con almeno 35 di contributi.

Tuttavia, come ha evidenziato il Corriere della Sera, lavorare meno tempo implicherebbe una significativa contropartita materiale, quantificabile, per chi oggi ha 20 anni, in un taglio all’assegno mensile di più di 200 euro.

E la situazione non è certo più rosea per chi invece ha versato i contributi per una vita. La vicenda di Francesca Brambilla, che ha cominciato a lavorare a 15 anni, ne è la dimostrazione…

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