L’imprenditore Sergio Bramini salvo grazie alla legge sul sovraindebitamento

Veder fallire la propria azienda nonostante i numerosi crediti?

Sergio-BraminiIn un mondo ideale questo scenario sarebbe destinato a restare un incubo, un’ipotesi teorica irrealizzabile, invece, purtroppo, la dinamica si propone spesso. È successo anche a Sergio Bramini, imprenditore monzese titolare della Icom, fallita nel 2011, nonostante la Pubblica Amministrazione avesse nei suoi confronti un debito di 4 milioni di euro. Nei giorni scorsi il Tribunale di Brescia ha accolto la richiesta di liquidazione presentata dai legali dell’uomo.

La prima e più immediata conseguenza del provvedimento è che l’azienda di Bramini non può essere espropriata, in virtù delle “mire” dei creditori.

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Cambiare vita accedendo al sovraindebitamento

L’imprenditore potrà beneficiare delle misure previste dalla legge salva-suicidi, e l’avvio della liquidazione congelerà le azioni esecutive. Ci saranno quindi quattro anni di tempo per vendere i beni a un prezzo equo ed estinguere i debiti pendenti.

Nel frattempo, però, la spada di Damocle pende sull’abitazione di Bramini, in quanto, a seguito di asta, se l’è aggiudicata un imprenditore cinese. Perplessità erano state sollevate a giugno scorso dai legali del monzese in merito alla procedura di pignoramento intrapresa, ed era stata avanzata anche l’accusa di usura bancaria.

Intanto l’auspicio è che l’imprenditore cinese, come promesso, si ritiri dalla procedura.

Icom: un’odissea durata 10 anni

Nel 1995 l’azienda di Bramini si aggiudicò l’appalto con l’Ato di Ragusa relativo alle discariche di Vittoria e Scicli. Nel 2007, però, la PA “chiuse i rubinetti” quando la Icom vantava un credito di circa 3 milioni di euro, impedendole di portare avanti le sue attività.

Quattro anni dopo l’impresa fallì, e produsse uno strascico di un milione di euro di debiti, per metà legati a un’ipoteca sugli uffici, e per l’altra metà alla casa di Bramini.

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La redazione

 


 

 

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