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Rottamazione delle cartelle esattoriali? No, grazie…

Avete accolto con una sorta di sollievo liberatorio il provvedimento di definizione agevolata introdotto dal recente Decreto Fiscale?


NO_Alla_Definizione_Agevolata Se vivete a Bologna non ne beneficerete. La decisione è stata assunta dal Comune, che ha dichiarato di non voler assumere comportamenti iniqui verso chi ha sempre saldato con puntualità i propri debiti; la rottamazione, inoltre, demotiverebbe i contribuenti a pagare gli importi pendenti.  

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Bologna, che procede con la riscossione diretta da quattro anni, ha espresso la sua volontà attraverso una delibera di giunta in cui si legge che «a seguito di accurata e puntuale discussione, il Comune ha scelto di non esercitare questa facoltà». La conversione in legge del Decreto Fiscale è avvenuta lo scorso 2 dicembre.

«È una decisione maturata con convinzione, e accompagnata dalla consapevolezza che, in questo modo, diamo un importante messaggio di equità ai cittadini. Stiamo effettuando il processo di riscossione (anche coattiva) con efficacia ed efficienza. Introdurre la definizione agevolata potrebbe farci fare dei passi indietro». Così il sindaco della città Virginio Merola

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Da redazione 

 



 

Il Decreto Fiscale manda in fumo 46 miliardi di euro. Ma i professionisti non ci stanno

I commercialisti incrociano le braccia

Lo fanno per esprimere il dissenso nei confronti del recente Decreto Fiscale (193/2016), che, dal 2017, comporterà un aggravio di incombenze a loro carico. L’appuntamento è oggi in Piazza S. Apostoli a Roma. L’evento è stato organizzato dalle più importanti associazioni nazionali di categoria (ADC, AIDC, ANC, ANDOC, UNAGRACO, UNGDEC e UNICO).

Semplificazione? No, grazie. Sembra questo il motivo conduttore del provvedimento emesso dal Governo, basti pensare che i commercialisti saranno tenuti a effettuare ogni tre mesi doppi invii (spesometri e comunicazione delle liquidazioni IVA).

Cosa prevede il Decreto Fiscale e quanto costa

I commercialisti puntano il dito, principalmente, sulla cancellazione dello spesometro annuale, cui fa da contraltare il nuovo obbligo di comunicazioni da produrre ogni tre mesi. «È stata una sorta di ciliegina posta su una torta di per sé già molto amara. Si tratta infatti di misure che andranno a gravare non sugli evasori seriali, ma su imprenditori che già faticano a star dietro a tutto». A fare il punto è Marco Cuchel, presidente dell’Associazione Nazionale Commercialisti (ANC).

Queste modifiche, peraltro, non comporteranno solo l’investimento di una notevole quantità di tempo, ma anche il dispendio di cospicue somme di denaro. Per la precisione, spariranno dalle tasche di imprese e professionisti 46 miliardi di euro, secondo un calcolo effettuato dalle sette sigle sindacali. «Il nostro intento non è danneggiare qualcuno, bensì attirare l’attenzione sulla situazione sempre più gravosa in cui si troveranno a operare i professionisti. Senza contare che le sanzioni per eventuali mancanze da parte dello Stato saranno minime. Diritti e doveri devono essere equamente distribuiti tra le parti», spiega Amedeo Sacrestano (presidente dell’Associazione Nazionale Dottori Commercialisti).

La manifestazione di oggi, in occasione della quale sono stati costituiti anche un sito internet, una pagina Facebook e un indirizzo di posta elettronica (segreteria@mgcommercialisti.it), culminerà con la proclamazione del primo sciopero nazionale dei commercialisti. Probabilmente si sceglierà la data del 28 febbraio prossimo, in corrispondenza della quale dovrà essere effettuata la dichiarazione IVA. 

«Illecita applicazione di interessi anatocistici». Condannata banca italiana

Ennesima battaglia vinta dai cittadini impegnati nella guerra agli illeciti bancari

Stavolta è toccato al Foro di Roma pronunciarsi, confermando i provvedimenti cautelari a carico di BPM sanciti dall’ordinanza emessa dal Tribunale di Milano lo scorso anno. All’origine di tutto, l’applicazione  - contraria alle norme di legge – di interessi anatocistici dopo il 1 gennaio 2014.

La vicenda ha visto un grande impegno profuso dal Movimento Consumatori attraverso la sua campagna Stop Anatocismo.

Cosa ha sancito la pronuncia del Tribunale di Roma

Il foro capitolino si è richiamato alla Legge di Stabilità del 2014 che ha stabilito che gli interessi ciclicamente capitalizzati non possono generare ulteriori interessi. La nuova normativa in materia, risalente alle scorsa estate, non è retroattiva, e comunque afferma che la capitalizzazione è possibile solo nel caso ci sia il consenso del cittadino.

Il Movimento Consumatori ha così sottolineato l’importanza della sentenza: «è il primo giudizio a cognizione piena che conferma la correttezza delle inibitorie cautelari emesse a seguito delle azioni promosse da MC nei confronti delle dieci maggiori banche italiane».

L’istituto di credito è ora tenuto a pubblicare il testo della sentenza sulle principali testate nazionali, sul proprio sito, e infornarne i correntisti. Inoltre, si attende la restituzione degli interessi anatocistici ai diretti interessati. Qualora ciò non avvenisse, il Movimento Consumatori si è già detto pronto a intraprendere una class action.