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Equitalia, dirigente “pentito” difende i contribuenti e lancia denuncia su Facebook

«L’Agenzia di Riscossione faccia i nomi». A chiederlo, a gran voce, attraverso una petizione che sta dilagando su Internet, è il vicentino Luciano Dissegna, che per 30 anni è stato dirigente dell’Ente. L’uomo ha “denunciato “ che i debiti inesigibili toccano quota 600 miliardi di euro. Necessaria, quindi, la pubblicazione dell’elenco dei suoi fornitori.
 
Emblematica, la storia di Dissegna. Degna di un film, per certi versi. Una vita spesa a lavorare come tributarista all’interno di Equitalia, per poi dimettersi 7 anni fa, in segno di protesta nei confronti dei metodi impiegati dall’Ente. Attualmente, in collaborazione con il primo dei suoi quattro figli, avvocato penalista, supporta cittadini e imprese nei contenziosi che coinvolgono il suo ex datore di lavoro. E nella stragrande maggioranza dei casi, gratuitamente. 
 
«Equitalia procura più danni che vantaggi alla nazione. Peggio: arriva a comportamenti che rasentano il falso, la minaccia, la violenza, la ritorsione e persino l'estorsione, come documentato in un esposto indirizzato da un mio assistito alle autorità preposte e rimasto lettera morta. Più che quella delle entrate, se fossi Matteo Renzi io istituirei l’Agenzia delle uscite per mettere sotto controllo la spesa pubblica, il vero cancro di questo Paese». Così Dissegna in un’intervista rilasciata a Stefano Lorenzetto per Il Giornale. «L’ente spara accertamenti a caso, perde il 50% delle cause e uccide l'economia per ingrassare i tributaristi». 
 
Riuscirà il dissenso rappresentato da Dissegna e vissuto sulla propria pelle da moltissimi contribuenti a uscire da Facebook e incidere concretamente sulle decisioni prese nei palazzi? Lo scopriremo solo vivendo…
 
 

 

Quando sono illegittime le cartelle esattoriali?

Quando le cartelle esattoriali sono illegittime ? Quando_le_Cartelle_Esattoriali_sono_illegittime

 
L’Agenzia di Riscossione, per anni, avrebbe operato illegittimamente. Moltissimi contribuenti, infatti, sono stati informati dei  propri debiti attraverso una semplice raccomandata con avviso di ricevimento
 
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Tale strumento di notifica sarebbe improprio, secondo quanto stabilito dalla Commissione Tributaria dell’Emilia Romagna con sentenza n. 2005/8/2015. L’organismo regionale ha peraltro precisato che, qualora sia nel frattempo sopraggiunta anche la prescrizione, a decadere è tout court il diritto a esigere il credito.
 
Equitalia può quindi comunicare con i contribuenti esclusivamente attraverso gli ufficiali addetti alla riscossione. Una pronuncia, questa, che rovescia le precedenti della Corte di Cassazione. 
 
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Gli unici abilitati alla consegna di avvisi di pagamento a mezzo raccomandata a/r sono quindi i messi notificatori, gli agenti di polizia municipale, e altri soggetti indicati per legge.
 
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Da redazione
 


 
 

Equitalia: giù le mani dagli amici a quattro zampe

Nessuno tocchi Fido. Si può riassumere così l’importante modifica della disciplina dei pignoramenti degli animali introdotta dalla Legge di Stabilità 2016 (Collegato Ambientale).  La correzione apportata all’articolo 514 del codice di procedura civile ha infatti sancito l’impignorabilità dei cosiddetti animali di affezione e di quelli da compagnia del debitore, del coniuge, del convivente o dei figli. “Intoccabili” anche quelli utilizzati a scopo terapeutico o assistenziale, che si tratti di cani, gatti, cavalli o galline, non fa nessuna differenza. 
 
L’articolo 77 del Collegato Ambientale precisa poi che il divieto di pignoramento non riguarda gli animali di allevamento a uso domestico finalizzati unicamente alla riproduzione. 
 
«Gli animali, come riconosciuto dal Trattato di Lisbona e da una consolidata giurisprudenza, sono esseri senzienti e non era più tollerabile che il nostro ordinamento giuridico potesse disporne l’allontanamento dalla loro famiglia, trattandoli al pari di un televisore o di un oggetto qualsiasi». Così la Lav (Lega Anti Vivisezione), che si era impegnata sulla questione già dal 2008, con apposita proposta di legge. «Gli animali hanno una vita affettiva, relazionale ed emotiva: la separazione dalla loro famiglia è quindi vissuta come un vero abbandono che causa loro sofferenza psichica ed emotiva e ne provoca anche alle persone che li hanno accolti nel nucleo familiare. Il voto di oggi conferma la strada intrapresa dal Codice penale nel 2004, un tassello importante che, ci auguriamo, aprirà la strada al riconoscimento della soggettività giuridica degli animali, anche in altri e più estesi ambiti».