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Notizie

Fermo amministrativo per l’auto del coniuge dell’indebitato?

“Nella buona e nella cattiva sorte”

Fermo-amministrativo-auto-coniugeL’impegno alla condivisione e al supporto reciproco tra marito e moglie vale anche se uno dei due non ha pagato la multa o il bollo? In questo caso, infatti, il rischio – più che concreto – è quello di subire il fermo amministrativo. È giusto che a farne le spese sia anche il veicolo cointestato, o addirittura interamente di proprietà dell’altro/altra? Perché se uno è indebitato a restare a piedi devono essere in due?

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La giurisprudenza sancisce che Agenzia delle Entrate Riscossione può attivare il provvedimento solo se il proprietario del mezzo è, contestualmente, colui che non ha pagato le cartelle esattoriali. A rafforzare quest’orientamento ha contribuito la Commissione Tributaria Regionale del Piemonte, che ha definito inapplicabile il fermo in caso di comproprietà.

La Cassazione si è poi espressa in merito alla comunione dei beni, spiegando che se l’auto è stata acquistata dopo il matrimonio da uno dei due, è comunque inclusa tra le proprietà condivise. Il creditore può richiedere il fermo amministrativo solo se il veicolo è in uso esclusivo del debitore.

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La redazione



 


La carta Postepay può essere pignorata?

“Ci metto la firma”

Pignoramento-PostepayD’ora in poi pensaci due volte prima di siglare con il tuo nome un modulo, un’autocertificazione, un contratto. Perché, nonostante chi porge il fatidico foglio ostenti un sorriso e offra rassicurazioni verbali a buon mercato ("è solo una formalità, non si preoccupi"), ogni volta che apponiamo la nostra firma sotto un testo SENZA prima leggerlo ATTENTAMENTE, corriamo dei rischi, economici e non solo.

Perfino quando attiviamo la carta – apparentemente – più accessibile e inoffensiva presente sul mercato. Vale a dire la classica Postepay, prepagata gialla rilasciata da Poste Italiane, in pratica la “madre”di Postepay Evolution.

Nel corso degli anni la carta prepagata Postepay si è diffusa massicciamente, in virtù dei costi contenuti e del fatto che non risultasse impegnativa dal punto di vista finanziario. Non deve, infatti, essere agganciata ad un conto né presuppone il deposito di somme consistenti. Così, di volta in volta è stata utilizzata come strumento di pagamento per vendite online, lavori saltuari e paghette dei figli impazienti di iniziare ad emanciparsi dai genitori.

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Ciononostante, Poste Italiane invia regolarmente al Fisco i dati relativi a tutte le carte Postepay in corso di validità. “Ma com’è possibile? Nessuno me l’ha detto, quando l’ho attivata. E neanche dopo; neppure mio cognato e mio genero che lavorano agli sportelli”.

Nessuno te l’ha detto a voce semplicemente perché tecnicamente tu avresti dovuto GIA’ saperlo. Il consenso all’invio dei tuoi dati a terzi, infatti, è una delle clausole che hai accettato FIRMANDO il dettagliato contratto che ti è stato messo davanti al naso al momento dell’attivazione della Postepay classica.

Questo significa che il Fisco è autorizzato a passare al setaccio le informazioni relative ai movimenti effettuati negli ultimi 5 anni con la tua carta prepagata. E in caso di incongruenze/discrepanze con i redditi che hai dichiarato, o in caso di mancato pagamento dei debiti verso lo Stato o verso terzi, può mettere in moto la macchina del pignoramento.

Perciò se non vuoi ritrovarti un giorno con la carta svuotata a causa di una cartella più o meno “stagionata”,  ti conviene, d’ora in avanti, leggere attentamente prima di firmare.

La redazione



 


Che fare in caso di notifica di avviso bonario di una multa?

Suonano alla porta

multaVai ad aprire, apri la busta e ti accorgi che si tratta di una multa, magari di anni prima. Non riesci neppure a ricordare in che circostanza è “scattata”. Che fare, quindi? Pagare o fare opposizione? Quello che abbiamo appena descritto è l’incubo di molti automobilisti. Un incubo che ha un nome ben preciso: avviso bonario.

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Avviso bonario: di cosa si tratta?

Parliamo di una comunicazione di carattere informale inoltrata attraverso posta ordinaria per notificare l’esistenza di un debito. Nel caso specifico, è la procedura  attraverso cui il contribuente viene messo a conoscenza del fatto che ha compiuto un’infrazione al codice della strada. A partire dal ricevimento di questo c’è un mese di tempo per versare l’importo richiesto.

Che succede se vuoi impugnare l’avviso bonario?

La Cassazione, con ordinanza n. 15957/15 del 28 luglio 2015, ha riconosciuto la possibilità per il cittadino di fare ricorso contro tutti quelli atti finalizzati a rendere nota la pretesa tributaria. Per estensione, dunque, anche l’avviso bonario relativo a contravvenzione stradale. Perciò, aver appurato qual è l’oggetto della contestazione contenuta nella comunicazione, si può procedere. L’autorità competente è il Giudice di Pace; i costi da sostenere, definiti di contributo unificato, partono da 47 euro – per importi fino a 1.100 euro – per poi aumentare in proporzione. 

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