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Tasse: come sopravvivere ai prossimi 14 giorni “di fuoco”?

Nell’immaginario collettivo novembre è il mese dei morti. Tuttavia, questa potrebbe non essere la ricorrenza più cupa. A ricordarcelo, l’Ufficio Studi della CGIA di Mestre, che ha pubblicato nei giorni scorsi un report inerente le scadenze fiscali che “animeranno” queste settimane. 
 
Il periodo “di fuoco” sarà quello compreso tra il 16 e il 30 novembre, quando le tasche di autonomi, imprese e lavoratori dipendenti si “alleggeriranno” di circa 50 miliardi di euro, tra acconti Irpef, Irap, Ires addizionali Irpef e ritenute d’imposta.
 
Il prelievo fiscale rappresenta quindi un cospicuo investimento, per i cittadini. Non solo in termini brutalmente monetari, ma anche di tempo. «A causa di un sistema ancora troppo frammentato – spiega Paolo Zabeo (coordinatore Ufficio Studi CGIA) - nel nostro Paese sono necessari ben 34 giorni lavorativi per pagare le tasse. In altre parole, tra le code agli sportelli, per recarsi dal commercialista o per compilare moduli, registri e scartoffie varie, le imprese italiane impiegano 269 ore all’anno. Una via crucis che, purtroppo, condividiamo con i portoghesi, mentre in tutti gli altri paesi dell’Eurozona la situazione è meno pesante della nostra».
 

 

Legge antisuicidi: ecco la straordinaria sentenza del Tribunale di Napoli

Sembra una contraddizione in termini, ma non lo è. Rendere un debito sostenibile e a “misura d’uomo”  è possibile. Basta (si fa per dire) avere davanti un tribunale ragionevole, disponibile all’ascolto e volenteroso di risolvere effettivamente i problemi del creditore e del debitore. Perché il principio secondo cui ciascuno deve “pagare in base alle proprie possibilità” può apparire scontato, ovvio e magari anche implicito, ma purtroppo non lo è. Così è stata necessaria una legge (la n. 3 del 2012, detta anche Legge sul sovraindebitamento) per metterlo nero su bianco. Nei giorni scorsi è stato il Foro di Napoli a richiamarsi a questo, alleggerendo del 50% l’esposizione di un cittadino nei confronti di Unicredit.
 
Gli iniziali 250.000 euro sono quindi diventati 125.000, da pagare in 17 anni e otto mesi seguendo un piano di rientro composto da rate di 650 euro.
 
«La legge – precisa Claudio Defilippi (legale dell’uomo) -  è ancora poco conosciuta, e quindi raramente applicata. I potenziali beneficiari sono privati, agricoltori e professionisti esclusi dal fallimento». 
 
Nei mesi scorsi questo provvedimento aveva già salvato una donna di Busto Arsizio tagliando dell’87% il suo debito, che da 86.000 euro era sceso a 11.000.
 

 

Debiti: quando la “cura” è peggio della malattia…

Non è tutto oro quello che riluce, è proprio il caso di dirlo. Partita nei giorni scorsi, la nuova campagna di rateazione lanciata da Equitalia sta rivelando, poco a poco, le sue lacune. O meglio, il suo vero aspetto, non particolarmente benevolo nei confronti del contribuente. Ecco le principali insidie da conoscere prima di impegolarsi in un procedimento di dilazione del debito.
 
Ti avevano ipotecato casa, o applicato il fermo amministrativo alla macchina? Non coltivare la speranza di liberartene. O meglio, non prima di aver estinto, fino all’ultimo centesimo, la somma dovuta a Equitalia. Ottenere l’annullamento di tali provvedimenti, in passato, era notevolmente più semplice: bastava infatti versare la prima rata del piano di dilazione. 
 
A oggi, l’unica tutela prevista per il consumatore consiste nel fatto che, in assenza di precedenti iscrizioni, la burocrazia non può effettuarne di nuove durante l’iter di rateizzazione.