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Equitalia "smemorata". La giustizia la condanna a restituire 12 milioni di euro

Incredibile ma vero. Per una volta, le istituzioni si rivalgono sull’Agenzia di Riscossione inadempiente, anziché abbattersi con una mannaia affilata sull’incolpevole contribuente. È successo a Ciampino. Il Comune ha preteso e ottenuto il risarcimento dei danni prodotti dalla negligenza del concessionario. Questo non si era dimostrato all’altezza del ruolo affidatogli. 
 
Tutto era cominciato sette anni fa, quando il comune laziale aveva sottoscritto una partnership con Equitalia  Sud, incaricata di esigere coattivamente tasse, multe, nonché le rette delle mense scolastiche. Mentre il tempo passava, però, l’Agenzia non riusciva a chiudere le posizioni creditorie pendenti, dimostrandosi peraltro poco collaborativa, a fronte delle richieste di chiarimenti da parte dell’Ente pubblico.
 
Il Comune di Ciampino si è avvalso della facoltà di agire direttamente nei confronti di Equitalia, come previsto dal Regio Decreto del 1933 (Inadempienze nella riscossione dei tributi). Così, è stato richiesto l’intervento della Corte dei Conti, con esiti ai limiti del grottesco. Questa ha infatti preteso che fosse l’Ente a motivare lo “stato di salute” delle sue casse. 
 
Fortunatamente però, la Sezione Giurisdizionale del Lazio facente capo alla Corte dei Conti ha riconosciuto il diritto del Comune di agire direttamente nei confronti dell’Agenzia di Riscossione. Inoltre ha condannato Equitalia Sud al risarcimento di una cifra pari a 12.091.283,46 euro, cui vanno sommati rivalutazione monetaria e interessi legali (sentenza del 6 maggio 2015 n. 255). Peraltro, la Procura sta valutando eventuali ulteriori danni alla cittadinanza generati dal prolungato disservizio.
 

 

Cartelle esattoriali: parte il nuovo piano di rateazione. Ecco chi può beneficiare

Ventidue ottobre. Segnatevi questa data, perché è il termine a partire dal quale l’Agenzia di Riscossione consentirà nuovamente ai contribuenti decaduti di “spalmare” il proprio debito
 
Ci sono trenta giorni di tempo, a partire da domani, per chiedere l’autorizzazione del frazionamento dei pagamenti, fino a un massimo di 72 rate in sei anni. I beneficiari del provvedimento sono i cittadini che, per vari motivi, abbiano visto interrompersi, nella “finestra” tra il 22 ottobre 2013 e il 21 ottobre 2015, la rateazione avviata.
 
Una delle novità più importanti di questa tornata, è che il contribuente potrà richiedere sempre un nuovo frazionamento. In precedenza, invece, erano sufficienti cinque rate non liquidate per “decadere”. Benvenuto – è proprio il caso di dirlo – anche il principio di lieve inadempimento, e cioè il pagamento ritardato di non più di cinque giorni, o il versamento di una quota inferiore (non più del 3%) a quella pattuita.
 
Inoltre, da qui in avanti la dilazione del pagamento del debito sarà un diritto per tutti, e non una concessione subordinata a specifici requisiti. Adesso quindi è sufficiente inoltrare una domanda, e non più, come in precedenza, dover documentare di non essere in grado di pagare in un’unica tranche
 
 
 
 

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Equitalia “gonfiava” le cartelle per sfuggire al condono. Chi controlla i controllori?

Provarci, sempre e comunque. Non è il motto di un guru motivazionale. Piuttosto, potrebbe essere il claim dell’Agenzia di Riscossione. Era troppo bello per essere vero, che i contribuenti potessero beneficiare del condono di qualche mese fa. Questo si proponeva di cancellare le cartelle esattoriali inferiori ai 300 euro non saldate a partire dal 2000 (si calcolava che ammontassero a circa il 70% del totale). Tradotto in soldoni, il provvedimento avrebbe comportato un bel po’ di introiti in meno per Equitalia. Ma credete forse che questa abbia fatto spallucce e si sia rassegnata? Ovviamente no. Piuttosto, ha pensato bene di partire al contrattacco. 
L’Agenzia di Riscossione ha quindi scavalcato “l’ostacolo” sommando arretrati di ogni tipo. Così, ha ottenuto due piccioni con una fava: non solo ha sfondato la fatidica soglia dei 300 euro ma ha anche fatto lievitare gli interessi. Fortunatamente, l’altolà è arrivato dalla Cassazione.
 
A lanciare l’allarme è stato il Resto del Carlino, attraverso l’ottima Elena Polidori, giornalista specializzata in materia. 
 
Nella vicenda si è inserita anche Federconsumatori, sottolineando che, al pari di chiunque, anche l’Agenzia di Riscossione deve rispettare le regole. «Ora la legge dice che il conto alla rovescia non parte più dall’emissione della cartella ma dalla notifica. Perché non se ne tiene conto, e si continua a portare avanti una strategia intimidatoria ai danni del contribuente?».
 

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