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La Banca del Cilento sotto inchiesta per usura bancaria

Forse un evidente errore tecnico-metodologico a determinare come usurari i tassi applicati dalla Banca del Cilento Credito Cooperativo s.c.p.a., ora Banca del Cilento e Lucania Sud, nella gestione dei rapporti con un correntista, l'impresa di costruzioni Karma srl, poi fallita, che, come scritto sabato dal Corriere del Mezzogiorno, ha denunciato per usura bancaria non solo l'istituto di credito cilentano ma anche Bnl, Unicredit e Monte dei Paschi di Siena, aprendo di fatto un filone d'indagine che vede indagati tra gli altri Fabio Mussari, Luigi Abete e Paolo Savona.
 
Due inchieste parallele, una a Vallo della Lucania e l'altra a Salerno, entrambe giunte alla conclusione delle indagini preliminari, che gettano un'ombra sinistra sul mondo degli interessi passivi applicati
Per i sei funzionari della Banca del Cilento indagati, Pasquale Cerullo, direttore della filiale 1 e vicedirettore generale, Ersilia Casale, Maria Antonietta Luongo, Egidio Esposito e Massimo Ruggiero difesi dall'avvocato Franco Maldonato (mentre il sesto indagato, Osvaldo Santoro, direttore e vicedirettore generale della banca nonchè responsabile ad interim area affari e relazioni creditizie, è difeso dall'avvocato Gugliemo Scarlato) è stata chiesta l'archiviazione e proprio in questa settimana il sostituto procuratore Alfredo Greco, che ha firmato l'avviso di conclusione delle indagini preliminari, dovrà decidere in merito. 
 
A suffragio delle tesi difensive è stata depositata, dopo gli interrogatori degli indagati, una consulenza tecnica di parte in 36 pagine redatta dal commercialista Ciro Montella, un professionista che per il passato ha preparato numerosissime consulenze per la Procura di Vallo. Innanzitutto il tecnico rileva che nessuno degli indagati aveva la possibilità / potere di intervenire sui tassi da applicare ai rapporti intrattenuti dalla Banca del Cilento con la Karma srl in virtù di una struttura organizzativa articolata e complessa governata da Regolamenti organizzativi ed operativi, predisposti dal Cda e sottoposti al continuo e severo monitoraggio dell'Organo di Vigilanza che definiscono in maniera rigida e puntuale i compiti, i ruoli, ed i poteri assegnati a ciascuna funzione aziendale.
 
Ma c'è di più, secondo Montella i tassi effettivi globali (T.E.G.), calcolati tenendo conto degli interessi, delle commissioni di massimo scoperto, delle spese accessorie e degli altri oneri diretti e riferibili alle erogazioni del credito addebitati sui singoli conti correnti, anche in relazione agli affidamenti accordati, non hanno mai superato i limiti oggettivi fissati dalla Legge 108/96 per tutti i trimestri esaminati. 
 
Se la metodologia applicata venisse utilizzata nella disamina di tutti i rapporti bancari che intercorrono tra le banche e la propria clientela  tutti gli istituti di credito verrebbero perseguiti ai sensi dell'articolo 644 c.p. 
Ora la parola passa al pm Greco...

Mps, Unicredit e Bnl coinvolte in reato d'usura a Salerno

Sedici indagati e tre banche coinvolte (Mps, Unicredit e Bnl) nell’ultima inchiesta salernitana sugli interessi passivi applicati dagli istituti di credito. Secondo il sostituto procuratore Francesco Rotondo, che ha firmato l’avviso di conclusione delle indagini, in tre filiali di Salerno sarebbero stati applicati Teg (tasso effettivo globale) al di sopra della soglia di usura fissata dalle legge.

Tra gli indagati ci sono l’ex presidente di Confindusria Luigi Abete (nella qualità di presidente nazionale della Bnl) e l’ex presidente del Monte dei Paschi di Siena, Giuseppe Mussari, che a Salerno è già sotto inchiesta per concorso nella bancarotta del pastificio Amato.

Con loro sono indagati, per il reato di usura bancaria: Antonio Vigni, direttore generale Mps; Francesco Fanti, responsabile dell’area territoriale Sud Ovest; Pier Lorenzo Vivarelli e Gianvito Filippo, in qualità di direttori della filiale di Salerno; Mario Cipollone, come direttore mercato Retail e Private della Bnl; Alessandro Madia, direttore della divisione Retail e Private; Nicola D’Agostino quale direttore della filiale di Salerno della Bnl; e, per Unicredit, gli ex presidenti Aristide Canosani e Paolo Savona (già ministro nel Governo Ciampi); Alessandro Cataldo, responsabile dell’area Pianificazione e gestione commerciale; Raimondo Paone, nella veste di responsabile della direzione territoriale di Salerno; Felice Delle Femine, direttore regionale Sud; Donato Costantino Riccardi, direttore commerciale per la direzione campana; Alessandro Sigona, quale direttore dell’Agenzia di Salerno.


Il reato sarebbe stato commesso, su tre conti correnti bancari intestati alla stessa ditta, negli anni che vanno dal 2002 al 2010, ma il magistrato parla di condotta perdurante fino all’attualità, perché gli istituti di credito non avrebbero cambiato le loro pratiche.

A denunciare sono stati i rappresentanti della Karma srl, società di costruzioni che sul proprio conto corrente avrebbe visto applicare interessi passivi trimestrali fino al 17% !

Tassi usurari, superiori anche al 14 per cento, sarebbero stati inoltre praticati in occasione dello “sconto” in banca di alcuni effetti. Ipotesi che il magistrato ha ritenuto riscontrate dalle indagini, chiudendo l’inchiesta con la contestazione ai sedici indagati del reato di usura (per superamento del tasso d’interesse imposto dalla legge) con due circostanze aggravanti: aver commesso il fatto nell’esercizio di un’attività professionale bancari e aver danneggiato, con tale condotta, lo svolgimento di un’attività imprenditoriale.

Banche italiane nel far west delle soglie di usura

C'è tasso e tasso: pur concorrendo a ripagare le banche dei prestiti concessi a fatica a famiglie e imprese, non tutti vengono sommati nel calcolo dell'eventuale superamento delle soglie fissate trimestralmente dalla Banca d'Italia. Una questione molto controversa che una recente sentenza della Cassazione favorevole al consumatore non è bastata a dirimere

L’unica certezza sugli interessi è che sono salati. Ma non tutti valgono allo stesso modo, c’è tasso e tasso. 
E così, pur concorrendo a ripagare le banche dei prestiti concessi a fatica a famiglie e imprese, non tutti vengono sommati nel calcolo dell’eventuale superamento delle soglie di usura fissate trimestralmente dalla Banca d’Italia. Una questione molto controversa che una recente sentenza della Cassazione favorevole al consumatore non è bastata a dirimere, anzi.
E così più la crisi avanza, più soldi escono dalle tasche della gente e più aumentano i ricorsi in Tribunale contro gli istituti di credito che avrebbero invece dovuto ridare ossigeno all’economia grazie ai prestiti a buon mercato a suo tempo concessi dalla Banca Centrale Europea. E magari si trattasse solo di “un atteggiamento negativo verso le banche perché siamo in campagna elettorale”, come vorrebbe il presidente di Unicredit, Giuseppe Vita.
 
La vicenda è ben più complessa e passa per le indicazioni di Bankitalia, di cui gli istituti di credito, dopo aver incassato laute plusvalenze dalla rivalutazione del capitale, restano azioniste. Così accade che il coacervo di conflitti di interesse, si trasforma in un boomerang per i cittadini e le imprese. Perché da un lato le aspettative dei clienti sono alte, sulla base appunto della giurisprudenza esistente in tema di usura che in caso di superamento delle soglie proibite prevede l’obbligo per la banca di restituire tutte le somme percepite a titolo d’interessi e a non pretenderne più per il futuro. 
Dall’altro, le ultime sentenze dei tribunali civili seguendo un’interpretazione fortemente restrittiva delle indicazioni in merito della suprema corte, stanno dando ragione alle banche a loro volta sostenute dalla Banca d’Italia, sostenendo che nel calcolo della soglia di usura, il tasso degli interessi di mora fissato dal contratto di finanziamento per i casi di ritardato pagamento, non va sommato aritmeticamente a quello degli interessi corrispettivi nella verifica della soglia di usura.
 
Eppure nel gennaio dello scorso anno la Cassazione aveva aveva ribaltato il principio sostenendo che  anche i tassi di mora debbano essere computati all’interno degli interessi che concorrono a misurare la soglia di usura. Con il conseguente annullamento di quanto il ricorrente aveva pagato in più a Banca Intesa oltre al capitale prestato. Ma la Banca d’Italia non ha fatto una piega. Anzi. Nella successiva circolare di aggiornamento delle soglie ha precisato che gli interessi di mora non rientrano nei calcoli. Con il risultato, come segnala l’ufficio legale dell’Adusbef, che mentre i casi concreti di sforamento delle soglie si moltiplicano per famiglie e imprese, le banche continuano a fare margini sfruttando anche i lunghi tempi della magistratura e l’effetto positivo dei bassi tassi della Bce sull’economia non si vede.
 
Gli esempi delle situazioni limite non mancano. Come quelle segnalate dall’Adusbef, che racconta di Mps che riesce ad applicare un tasso usuraio già come condizione base (cioè senza conteggiare mora o varie commissione) di un contratto di finanziamento da 800mila euro stipulato nel 2010 da un imprenditore. 
 
Per non parlare del Banco di Napoli (gruppo Intesa Sanpaolo) che in un mutuo a tasso variabile da 350mila euro erogato nel 2012 fa pagare tra interessi e mora il 10,2% a fronte di un limite anti usura del 9,4 per cento. O della stessa Intesa che ha agganciato tassi di sconfinamento in assenza di fido ai tassi antiusura diminuiti del 2 per cento. Tutto legale, ma significa che se si va in rosso si arrivano a pagare interessi del 22 per cento (vale sempre la pena ricordare che gli interessi corrisposti dalle banche per i soldi depositati sul conto corrente sono invece intorno allo 0,1%-0,3%). Per la Banca d’Italia nessun problema, basta che “il cliente sia debitamente informato”. Magari con avvisi microscopici scritti nell’ultima pagina del contratto, aggiungiamo noi.
 
Tutto a posto, insomma, se non fosse per il fatto che il meccanismo di conteggio delle soglie anti usura, definite da Bankitalia, è tarato appositamente per garantire agli istituti di credito ampi margini di profitto anche in situazioni di tassi d’interesse ufficiali molto bassi
Non solo: le circolari di Palazzo Koch contraddicendo spesso e volentieri le norme di legge come interpretate dai giudici danno carta bianca alle banche. Il malcostume è così reiterato che persino la Corte di Cassazione si è vista costretta a rimbrottare Bankitalia. In una sentenza del 2011 (n. 46669), per esempio, scrive esplicitamente che le disposizioni di legge in materia di usura e nello specifico il conteggio della commissione di massimo scoperto, devono essere applicate indipendentemente da quanto diversamente disposto da Banca d’Italia. Significa anche che le banche non possono farsi scudo delle circolari di via Nazionale per giustificare pratiche in contrasto con le disposizioni normative in materia.
 
Risultato: nell’incertezza più assoluta i correntisti sono sottoposti anche al rischio della ulteriore truffa: stanno letteralmente esplodendo il numero delle società che offrono consulenze finanziarie chiedendo spesso compensi salatissimi – molte volte non corrispondenti alla qualità delle relazioni offerte – a fronte di un’incertezza assoluta dell’esito. 
Il rischio di fregatura, così si moltiplica creando un vero e proprio far west.

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